Mali- Volontari contro i jihadisti di “Ansar Dine” nel nord del paese

Non possono contare su molte armi, munizioni o su un appropriato supporto logistico ma hanno intenzione di agire per riprendersi il controllo dei loro territori. Sono circa 800 e tra loro ci sono anche donne. Sono volontari, arruolati in quella che sperano sia la forza che caccerà gli islamisti legati ad Al Qaeda dal Nord del Mali.

Ormai da oltre tre mesi gli jihadisti controllano gran parte del nord del Paese, dopo aver scacciato da quelle zone i separatisti Tuareg, loro ex alleati. Hanno inoltre iniziato a imporre la sharia e a distruggere luoghi sacri, patrimoni dell’umanità dell’Unesco, nella regione di Timbuctu.

In zona, nella città di Goundam, c‘è stata una manifestazione contro la presenza degli islamisti di Ansar Dine.

A livello internazionale non si esclude un intervento militare in Mali per porre fine all’anarchia.

La tensione nel paese si è aggravata a marzo, con il colpo di stato militare. «Il Comitato nazionale per la restaurazione della democrazia e dello stato ha deciso di assumersi la responsabilità di mettere fine al regime incompetente di Amadou Toumani Toure». Con queste parole trasmesse in un video della tv pubblica, un gruppo di militari golpisti aveva annunciato ai cittadini del Mali che la ribellione si era conclusa con la presa del palazzo presidenziale e della tv. Un colpo di stato «classico», insomma, causato, secondo i militari dal fatto che il governo non concedeva loro abbastanza potere per contrastare la rivolta armata lanciata dai Tuareg del nord del Mali alcune settimane fa. A parlare davanti le telecamere il tenente Amadou Konare, nominato portavoce del Cnrdr. Konare aveva anche spiegato che i militari hanno imposto un coprifuoco generale «fino a nuovo ordine» e aveva invitato la popolazione a mantenere la calma ed evitare ogni atto di saccheggio e disordine. Nel video era comparso anche il capitano Amadou Sanogo, indicato come presidente del Cnrdr. Nel loro comunicato, gli ufficiali ammutinati hanno accusato il presidente deposto di non aver fatto abbastanza per combattere «il terrorismo».

Ora, i fronti di combattimenti si sono rovesciati. I ribelli Tuareg del gruppo laico Mnla (Movimento per la Liberazione dell’Azawad) che il 4 aprile scorso avevano proclamato l’indipendenza del nord del Mali e che alla fine di giugno sono stati cacciati da Gao e Timbuctu, hanno chiesto il sostegno della comunità internazionale per combattere contro al-Qaeda nel Maghreb islamico e le formazioni jihadiste alleate. In un comunicato, ripreso dal quotidiano algerino ‘el-Khabar’, il gruppo Tuareg ha annunciato di “essere entrato in guerra contro le formazioni jihadiste e terroriste che occupano le città del nord”.

Il gruppo Mnla ha inoltre accusato le autorità maliane di “non aver mai combattuto contro questi gruppi e di averli piuttosto finanziati”. Il portavoce del gruppo, Musa Agh al-Sarid, ha specificato che “la nostra non è una guerra contro l’Islam o contro gli arabi, andremo avanti verso l’obiettivo dell’indipendenza dell’Azawad che vogliamo sia laico e democratico nell’interesse di tutte le tribù, che siano songhai, fulani, arabi o tuareg’’.

Gli islamici che controllano Timbuctù, nel nord del Mali, hanno distrutto l’ingresso di una moschea dopo avere demolito sette mausolei durante il weekend. Lo hanno riferito alcuni testimoni.

“Gli islamici venuti a distruggere l’ingresso della Moschea Sidi Yeyia di Timbuktù”, situata nella parte sud della città, “hanno divelto la porta sacra”, ha detto uno di questi testimoni.

Gli islamici di Ansar Dine avevano annunciato sabato che avrebbero distrutto “tutti i mausolei” dei santi musulmani della città. Timbuctù, chiamata anche “la città dei 333 santi” o più banalmente “la perla del deserto”, è iscritta al Patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1988. Oltre alle sue tre grandi moschee, la città conta anche “16 cimiteri e mausolei che erano componenti essenziali del sistema religioso nella misura in cui, secondo la credenza popolare, erano il rifugio che proteggeva la città da tutti i pericoli”, si legge sul sito dell’Unesco sul suo sito.

La comunita’ araba di Timbuctu ha deciso di costituire una ”brigata di vigilanza”, che vegli sui mausolei della citta’ per evitare che gli jihadisti di Ansar Dine proseguano nella loro azione di distruzione dei luoghi sacri. Le distruzioni sono avvenute dopo che i ribelli hanno preso tre mesi fa il controllo della citta’, imposto la sharia e cominciato la distruzione. Ansar Dine e’ alleato ad Al Qaida nel Maghreb islamico e al Movimento per l’unicita’ e la jihad nell’Africa occidentale.



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