Sudan del Sud- Celebrazioni indipendenza avvelenate dalle difficoltà

Problema ancora tutti aperti nel Sudan del Sud, lo Stato dell’Africa, con capitale Giuba, indipendente dal 9 luglio 2011. In precedenza il Sudan del Sud  era una regione autonoma del Sudan. A livello geografico, corrisponde grosso modo alla regione storicamente nota come Equatoria. A dodici mesi dalla proclamazione, rimangono numerosi i problemi che per decenni hanno oppresso la popolazione.

Il Sud Sudan ha territori fertili e soprattutto molte riserve petrolifere ma è un paese molto povero: deve ancora riprendersi dalla lunga guerra civile e dalla totale assenza di investimenti e sostegno da parte del governo centrale di Khartoum. A un anno dall’indipendenza il paese, guidato dal presidente Salva Kiir, non è riuscito a risolvere gran parte dei suoi problemi. La povertà e la corruzione del governo e dell’amministrazione sono problemi molto gravi, tre persone su quattro sono analfabete, c’è un unico ospedale per circa otto milioni di abitanti, la percentuale di mortalità legata al parto è tra le più alte dell’Africa e ci sono solo 300 chilometri di strade asfaltate, pur essendo il territorio vasto quanto la Francia. I rapporti con il Sudan sono ancora difficili e potrebbe scoppiare un conflitto in ogni momento: in particolare i due Paesi litigano sulla spartizione della ricca regione petrolifera Abyei, che si trova al confine tra i due stati. Gli scontri – che si sono intensificati in aprile – hanno bloccato gran parte della produzione di petrolio in Sud Sudan, provocando una nuova crisi economica e facendo aumentare i prezzi del cibo e del carburante. Il Sudan del Sud è uno stato senza sbocco al mare (confina a nord con il Sudan, a est con l’Etiopia, a sud con il Kenya, l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo e a ovest con la Repubblica Centrafricana. Confina a nord con le province sudanesi (mudīriyyāt) di Darfur, Kordofan e Nilo Azzurro. Include le paludi del Sudd formate dal Nilo Bianco, localmente chiamate Bahr al-Jabal).

Il precedente status di regione autonoma e la forma istituzionale erano garantiti dall’accordo di pace di Naivasha del 2005 tra gli indipendentisti del sud ed il governo centrale, che ha posto fine alla seconda guerra civile sudanese, una delle più lunghe del continente africano: in base all’accordo di pace nel gennaio del 2011 si è tenuto un referendum regionale per l’indipendenza dal resto della federazione sudanese, che ha portato, il 9 luglio 2011, alla completa indipendenza del Paese. Il nuovo paese è stato ammesso ufficialmente all’ONU il 14 luglio 2011, diventandone il 193esimo stato membro.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito nei primi di luglio per discutere alcune delle questioni irrisolte:  confini, petrolio, amministrazione dello Stato. I quindici Stati Membri però non sono riusciti a raggiungere accordi incisivi. Si è evitato infatti di parlare della violazione dei diritti umani nella zona del confine, compiute dalle truppe sudsudanesi durante la campagna di disarmo nello Jonglei, né dei rifugiati sudanesi ora in Etiopia e nel Sudan del Sud. Silenzio anche su Lord’s Resistence Army, che continua a operare nella zona dei Grandi Laghi africana, nelle regioni meridionali del Sudan del Sud e in Congo. E le trattative tra Khartoum e Giuba sono in una fase di stallo, dopo gli incontri a Addis Abeba del 5 luglio, in cui comunque non sono stati fatti progressi.

Su un punto, nei giorni scorsi, si è raggiunto un consenso unanime. Il Consiglio ha ribadito infatti l’impegno degli stati membri nel voler seguire con costante interesse gli sviluppi nella regione, come dimostra il rinnovo, per un altro anno, del mandato dell’UNMISS, la missione delle Nazioni Unite nel Sudan del Sud. A proposito di questa missione, il governo di Giuba, nelle scorse settimane, ha espresso le proprie perplessità sull’effettiva efficacia dell’impegno delle forze di peacekeeping stanziate nella zona. Il governo del Sudan del Sud infatti ha criticato le forze Onu che non sono state in grado di proteggere i civili dai bombardamenti aerei condotti da Khartoum nei mesi scorsi, non hanno contribuito alla costruzione di infrastrutture nella regione e non si sono coordinate adeguatamente con gli organi di governo locali.

Rimane fermo il sostegno al “border mechanism”, ovvero la creazione di una zona demilitarizzata lungo il confine tra i due paesi, sotto il continuo controllo di osservatori Onu. Nelle settimane scorse, è stato deciso di adottare la mappa definita dall’Unione Africana, che in questa disputa tra i due stati ha il compito di facilitare il negoziato tra le parti, e si è insistito sulla necessità di un intervento umanitario nel territorio del governo di Giuba.

Il futuro del Paese per il momento non prospetta niente di positivo. Nei prossimi mesi sono previsti scarsi raccolti e la mancanza di cibo che ne conseguirà andrà a colpire una popolazione da anni provata dal conflitto civile che adesso presenta i primi segni della malnutrizione. Il Consiglio si è impegnato a mandare aiuti alimentari e a decidere per l’invio di contingenti umanitari. L’emergenza umanitaria nelle regioni del Kordofan del Sud e del Nilo Azzurro, al momento, assieme al problema dei rifugiati sono le questioni che preoccupano maggiormente il’Onu.

Riguardo la mancanza di approvvigionamento energetico (petrolio) da parte del Sudan del Sud, il problema risale al gennaio di quest’anno, quando il governo di Giuba accusò i vicini di Khartoum di aver confiscato oltre 800 milioni di dollari da un oleodotto che corre dal Sudan del Sud a Porto Sudan, in Sudan-Khartoum, sul Mar Rosso. La conseguente chiusura di questo oleodotto da parte di Giuba (che rappresentava il 98% dei proventi economici del paese) ha fatto precipitare il paese in una grave crisi economica. Nonostante la condanna unanime alla  decisione del Sudan di effettuare una oil police, ovvero di mantenere un controllo sul petrolio nella regione dell’Abyei, in violazione della risoluzione 2046, non sembra imminente una presa di posizione del Consiglio di Sicurezza, il quale ritornerà a discutere del Sud Sudan nelle prossime settimane.



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