Orientalismo, al di là degli stereotipi

Orientalismo in origine è definito come un atteggiamento caratterizzato da uno spiccato interesse e da una forte ammirazione per ciò che è orientale, per la civiltà e la cultura dell’Oriente. Definisce la tendenza artistico-letteraria e la corrente di studi e ricerche nati, nei secc. 18° e 19°, dal contatto della cultura europea con le culture e le tradizioni dei Paesi orientali, ossia con il mondo musulmano e asiatico. Tale contatto, frutto delle conquiste coloniali e imperiali e delle esplorazioni geografiche, permise un progresso significativo della conoscenza di storia e cultura delle società orientali, nutrendo al tempo stesso miti esotici e romantici tesi a costruire l’immagine di un Oriente oscuro e selvaggio. L’o. rivelò in campo letterario e accademico un atteggiamento di superiorità intellettuale e antropologica giustificante un presunto intervento civilizzatore europeo, come ha denunziato in un saggio famoso il critico palestinese E. Said. Di questo è esempio il romanzo inglese vittoriano Confession of a Thug, di P. Meadows Taylor (1839), creatore di una leggenda intorno ai banditi di alcune zone rurali dell’India, che ancora resiste e che contribuì a rafforzare l’idea della necessità della presenza britannica nella regione.

L’interesse formale e contenutistico rivolto, dalla letteratura e dalle arti figurative europee, alla cultura e agli usi orientali, rientra in senso generico nell’ambito dell’esotismo. In senso stretto una forte corrente di gusto iniziò nei primi anni del 18° sec. in Francia con la pubblicazione delle Mille e una notte e delle Cent estampes(1715). L’Oriente, oltre che fonte di studi scientifici o meta di viaggi, fu evocato come luogo di suggestive rovine, meraviglie ed esotiche bizzarrie. Ma l’o. assunse importanza di vero movimento artistico e letterario solo in epoca romantica, specie dopo le campagne napoleoniche in Egitto e in Siria (1798-99).

Massimo esponente ne fu E. Delacroix; la sua influenza toccò T. Chassériau e portò alla formazione di un primo gruppo di orientalisti, fra i quali A.-G. Decamps. I pittori romantici opposero il vivo mondo orientale all’antichità greco-romana ma non mancarono adozioni di soggetti orientali da parte di pittori quali J.-A.-D. Ingres. Un secondo gruppo di orientalisti si ebbe con E. Fromentin, A. Dehodencq e, in Italia, A. Pasini.

In campo letterario temi e interessi emergono nell’opera dei maggiori scrittori europei, dal Romanticismo al Decadentismo e oltre: J.W. Goethe (West-östelicher Divan), F.-R.-A. Chateaubriand, G. Byron, A. Lamartine (Souvenirs, impressions, pensées et paysages, pendant un voyage en Orient), S.T. Coleridge (Kubla Khan), V. Hugo, G. de Nerval (Voyage en Orient), G. Flaubert, P. Loti, O. Wilde, A. Gide e numerosi altri.

Una svolta nel concetto stesso di Orientalismo si ha con il saggio di Edward W. Said, Orientalism (New York, 1978). Edward Wadie Said (Gerusalemme, 1935 – New York, 2003) è stato uno scrittore palestinese naturalizzato statunitense. Anglista, docente di inglese e letteratura comparata alla Columbia University, teorico letterario, critico e polemista, è particolarmente noto per la sua critica del concetto di Orientalismo.

Utilizzando e rielaborando il pensiero di Antonio Gramsci e Michel Foucault tra gli altri, Said mette in luce il carattere di parzialità, quando non mistificatorio o privo di fondamenti oggettivi, contenuti nella nozione di “Oriente”, le sue determinazioni storiche e i suoi presupposti ideologici. L'”Oriente”, dunque, non sarebbe il nome di una qualche entità geografica o culturale concretamente determinabile, ma uno strumento utilizzato dalle culture di matrice europea innanzi tutto per poter costruire la propria identità di “Occidente” e, in parallelo, per ingabbiare le cosiddette culture orientali in formule stereotipe e generalizzanti, quando non disumanizzanti.

Tipico delle teorie definibili come orientaliste è dunque la tendenza a considerare grandi complessi culturali, come l’Islam, l’India o addirittura l’intera Asia riassumibili in pochi caratteri generali, quali ad esempio quelli di spiritualismo, irrazionalismo, fanatismo, dispotismo, e così via; e quindi di considerare questi caratteri come immutabili. L’Islam tenderebbe quindi costitutivamente al fanatismo; il pensiero indiano tenderebbe per natura al misticismo; tutti i popoli asiatici sarebbero per natura impossibilitati a costruire una “vera” democrazia. Tipica del pensiero orientalista è poi l’estensione a tutti gli individui appartenenti alle varie culture asiatiche dei valori propri di quelle culture, rinforzando in tal modo l’assunto di partenza che oppone l'”Occidente individualista” all'”Oriente dispotico”.

Punto nodale dell’analisi di Said è l’individuazione delle connessioni che legano la produzione di teorie orientaliste in Europa e Stati Uniti con il nascere e l’ampliarsi del dominio imperialista, coloniale e neocoloniale. Le teorie orientaliste sarebbero quindi uno strumento attivo e spesso consapevole dell’imperialismo, per cui, ad esempio, la necessità di interventi politici e militari nel Medio Oriente verrebbe giustificata dalla “naturale” incapacità delle popolazioni locali di dotarsi autonomamente di governi liberi o democratici.

Allargando i confini dell’analisi di Said è comunque possibile riconoscere, alla base delle tesi orientaliste, meccanismi di creazione dell’identità di una cultura in contrapposizione alle culture altre, meccanismi non del tutto risolvibili nella questione dei rapporti di dominazione economica e politica. Questo è il caso, ad esempio, del nihonjinron, le teorie sull’unicità della cultura giapponese, prodotte all’interno dello stesso Giappone, paese dominante a livello mondiale dal punto di vista economico. Con il nihonjinron, dunque, l’Orientalismo, inizialmente creato dall'”Occidente” per dominare culturalmente e appiattire l’altrui complessità, diventa uno strumento con cui lo stesso paese orientale crea, tramite meccanismi proiettivi e vittimistici, un alibi per le proprie condizioni in politica interna e le proprie azioni in politica estera.

Bibliografia

Edward Said, Orientalismo, collana Campi del sapere, traduzione di Stefano Galli, Feltrinelli, 1999, pp. 400.

Edward Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, collana Universale economica. Saggi, 2 ed., traduzione di Stefano Galli, Feltrinelli, 2002, pp. 395.

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