Profilo di letteratura araba contemporanea

Caratteri generali

Volendo tracciare un profilo di letteratura araba contemporanea converrà puntare lo sguardo soprattutto sul panorama emerso nel secondo dopoguerra. In questo contesto si producono le esperienze più significative.

All’indomani della Seconda guerra mondiale con i suoi sconvolgimenti di esperienze e idee, si produce nel Mondo arabo una maggior coscienza politica e sociale, specie fra le giovani generazioni, che inevitabilmente si riflette nella produzione letteraria. Si assiste a una vera esplosione di talenti, di giovani autori, soprattutto in Egitto e in Iràq. Poi in Siria, Libano, Tunisia, Algeria.

Due fenomeni intervengono poi a influenzare decisamente i giovani scrittori: uno di carattere strettamente letterario ed è la crescente importanza acquisita dalla prosa che nei paesi arabi maggiormente influenzati dalla cultura occidentale riesce a prevalere quantitativamente sulla poesia, da sempre il genere letterario principe della letteratura araba; il secondo fatto, traumatico per la società e la cultura araba, è la cosiddetta nakba, la catastrofe, e cioè fondazione dello stato d’Israele, con la sconfitta degli eserciti arabi e l’occupazione di Gerusalemme. Nasce la questione palestinese e di conseguenza la àdab al-muqàwama, la letteratura della resistenza, che non interessa soltanto i letterati palestinesi, ma che ha dei riscontri in tutte le letterature dei Paesi arabi.

Nelle opere di questo periodo si avverte un’ansia di ricerca di una propria identità letteraria, con cambiamenti nello stile e nel linguaggio che si fa più semplice e diretto. Il letterato pone maggior cura nell’analisi e nell’esposizione delle proprie emozioni e dei sentimenti più reconditi. E se negli anni Cinquanta vediamo accentuarsi il realismo già manifestatosi fra le due Guerre mondiali, successivamente si nota una generale propensione per il simbolismo, fenomeno che si accentuerà dopo la nakba, la sconfitta nella guerra del giugno 1967 col sentimento d’impotenza e di frustrazione seguitone e che rafforzò il vincolo comune tra i palestinesi e il resto del Mondo arabo. L'”impegno” in letteratura diviene la regola generale, impegno sociale che può essere contestazione del potere dominante, ma anche dei pregiudizi sociali e culturali sedimentati nella mentalità della gente. Da qui lo stretto legame tra letteratura e politica presente nella produzione letteraria di quasi tutti i Paesi arabi, fatta eccezione per quelli della Penisola araba dove le condizioni politico-culturali non sono ancora mature per favorire un tal fenomeno.

Nel contempo si rileva ovunque una presa di coscienza del valore delle tradizioni letterarie, sia scritte che orali, in un rinnovato interesse per i temi e i motivi della millenaria cultura del passato e per una sua adeguata rivalutazione, spesso in contrapposizione alla cultura occidentale.

Dal punto di vista linguistico permane il problema della diglossia che concerne ormai anche la letteratura. Da decenni parecchi autori usano la loro lingua viva, almeno nei dialoghi delle loro opere, specie di carattere realistico. Ma la sacralità della lingua classica (fasìha) impedisce ai singoli dialetti di assurgere a dignità letteraria, e una rimane la lingua scritta, “dall’Oceano al Golfo”, senza sostanziali differenze morfologiche con la lingua classica, così come sono limitate le innovazioni sul piano sintattico. Tuttavia la fraseologia e la stilistica sono decisamente mutate, e se testimoniano da un lato il travagliato rinnovamento del Mondo arabo contemporaneo, dall’altro portano impressi i segni di un’innegabile influenza europea, chiaramente riconoscibile nei molti neologismi e modernismi.

L’Egitto continua a mantenere il ruolo di paese-guida sul piano culturale e a produrre il maggior volume di opere letterarie. Buona l’attività editoriale negli altri paesi, specie in Siria, in Iràq, ma anche nel Màghreb. Si muove anche la Penisola araba, grande centro della tradizione. E malgrado la grave situazione interna venutasi a creare dal 1975 pure il Libano mantiene la propria importante posizione culturale ed editoriale.

La poesia

La poesia, l’arte letteraria per eccellenza fra gli Arabi, che agli inizi del secolo, ispirandosi a modelli occidentali, aveva iniziato il suo rinnovamento con la scuola “siro-americana” del màhgiar (l’emigrazione siro-libanese nelle Americhe), abbandona progressivamente, dopo quindici secoli, la classica forma della qasida (poema) quantitativa e monorima, per sfociare nel verso libero (al-shi`r al-hurr, la poesia libera), a partire dall’Iràq negli anni Cinquanta con la scuola lirica guidata dalla poetessa Nàzik al-Malà’ika (1923) e da Badr Shàkir al-Sayyàb (1926-1964), influenzati dalla poesia inglese (T.S. Eliot) e proseguendo coi siro-libanesi tra cui Salàh Làbaki (1906) e Adonìs (1930)(v.v.) dove si nota l’influenza del simbolismo francese.

Adonis

Nel 1957 Adonìs e Yùsuf al-Khal (1917-1986) fondavano la rivista Shi`r (Poesia), che raccoglieva giovani poeti dai temperamenti e dai talenti più disparati, ma uniti dalla volontà di trasformare l’arabo poetico e di trovare, tanto nel dramma arabo che in quello personale, una fonte da cui trar colore, forma e vigore. Per una decina d’anni la rivista fu tribuna del verso libero e proscenio della poesia occidentale in traduzione, motivo d’ispirazione e di dibattito di cui si sarebbero nutriti i poeti successivi. Le tematiche sono ispirate dall’alienazione, dal disordine interiore e dall’angoscia esistenziale determinata dalla vita moderna, dalle condizioni socio-politiche, dagli infausti eventi della storia recente.

Copertina dell’edizione italiana di “Il fiammifero è in mano mia e le vostre piccole nazioni sono di carta” di Nizàr Qabbàni

Fra le personalità poetiche dell’area vicino-orientale spicca il siriano Nizàr Qabbàni (1928-2000?), uno dei più popolari poeti arabi viventi, famoso per le sue liriche d’amore. Dopo la sconfitta del 1967, colpito dal dramma palestinese, la sua diventa poesia “di lotta”, pur senza rinnegare completamente i temi precedenti. Vi è l’iracheno `Abd al-Wahhàb al-Bayyàti (1926), “impegnato” e dallo stile ironico con puntate sul fantastico; il libanese Sa`ìd `Aql (1912), caposcuola del simbolismo; il vate curdo Baland Hàydari (1926), seguace dell’estetismo, poi dell’esistenzialismo e del surrealismo; e ancora i siriani Sulaymàn al-`Isà (1922), cantore del partito Ba`th e della tragedia palestinese, e `Ali al-Giundi (1928), romantico dagli accenti mistici che canta la tristezza, la solitudine, la morte.

Componente fondamentale della poesia araba contemporanea è quella nata in Palestina dopo la disfatta del 1967. Prima di quel fatale spartiacque storico la letteratura palestinese non aveva superato i propri confini geografici, ma la tragedia stimola la produzione letteraria che si arricchisce di nuovi temi: l’angoscia esistenziale, la nostalgia della patria perduta, l’esilio, ma anche la speranza e il desiderio di riscossa.

Fadwa Tuqan

I poeti per primi levano la loro voce per far conoscere il dramma del loro popolo: Fadwa Tuqàn (1918), forse la più celebre poetessa araba vivente che passando dai metri quantitativi classici al verso libero canta via via la sua liberazione dalla “prigione domestica”, l’amore, l’amor patrio. L’affianca la triade poetica palestinese: Darwìsh, al-Qàsim, Zayyàd. Mahmùd Darwìsh (1941)(v.v.), impegnato nella lotta politica e autore di liriche in cui sublima a mito le cose più semplici della vita del suo popolo. Samìh al-Qàsim (1939), di origine drusa, esprime il senso d’ineluttabilità del destino. Tawfìq Zayyàd, più anziano dei suoi due compagni, dallo stile semplice, popolare, ma più che mai moderno. Non manca naturalmente chi continua con la qasida metrica: Mahdi al-Giawàhiri (1903-?), vigoroso simbolista e gloria nazionale dell’Iràq, affronta argomenti politici e sociali; il siriano `Omar Abu Risha (1910-?), autore di tragedie e di lunghe epopee storiche. Nella tradizione si mantiene la maggior parte dei poeti della Penisola araba.

In Egitto la moderna poesia nata in Iràq e in Libano trova sulle prime delle resistenze. Pioniere fra i suoi difensori Salàh `Abd al-Sabbùr (1931), di raffinata cultura occidentale, dal realismo sociale influenzato da esperienze mistiche espresse anche in alcune sue opere drammatiche. `Abd al-Mu`ti Higiàzi (1935), militante socialista di origini contadine, tratta le miserie del popolo e i drammi del fellah inurbato. Muhàmmad al-Faytùri (1930), originario del Sudan e di sangue nero, canta il suo amore per l’Africa e la lotta contro il razzismo. Nel Sudan eccelle `Abdallah al-Tàyyib (1921), che dopo un’esperienza sulla scia dei movimenti poetici inglesi, scopre la sua vera natura tornando alla tradizione più antica e difficile. In Libia incontriamo `Ali Sidqi `Abd al-Qàdir (1924), capofila del rinnovamento letterario, che ha pubblicato versi di ispirazione politica, amorosa ed esistenziale, assieme a Muhàmmad al-Mahdi (1943), fautore del verso libero.

Il Màghreb vede ancora in atto la campagna di ta`rib, il recupero della lingua nazionale, specie in letteratura, in quanto un cospicuo numero di letterati si trova ancora a proprio agio col francese, più che con l’arabo, pur rimanendo arabi nel profondo e intrinsecamente araba sia la loro letteratura. Il più noto lirico algerino, Màlek Haddàd (1927), ha combattuto i colonialisti poetando nella loro lingua. Muhàmmad Dib (1920), altro algerino, residente in Francia, ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua attività feconda e varia di poeta e di romanziere. Fra i poeti marocchini, quasi sempre bilingui con prevalenza per quelli d’espressione francese, si fa notare `Azìz Lahbàbi (1922), fondatore dell’Unione degli scrittori del Màghreb e della rivista Afàq, per le sue raccolte, oltre che per la sua attività di romanziere e saggista. Altro poeta e romanziere è `Abdellatìf Làabi [`Abd al-Latif La`abi] (1942), noto per il carattere di denuncia politica e sociale delle sue opere, fondatore della rivista letteraria Souffles (pubblicata anche in arabo: Anfàs) che ha dato alla letteratura maghrebina un impulso al rinnovamento di cui sta ora raccogliendo i frutti a livello internazionale.

La prosa

La prosa è il genere letterario che mostra lo sviluppo maggiore, anche se forse meno evidente e rapido della rivoluzione attuata nella poesia neoaraba, mancando nel passato chiari riferimenti di confronto per quanto attiene al moderno racconto breve, al romanzo, all’opera teatrale, come invece quella ha nella poesia tradizionale. Quest’ultimo periodo vede il genere ormai maturo per competere sull’agone internazionale valicando i confini del Mondo arabo. La tecnica e lo stile sono inequivocabilmente prole dell’occidente e il processo di emancipazione dai lacci della retorica è ormai completo. Come pure l’uso della similitudine e della metafora si adegua ai canoni moderni. Ma innegabilmente arabi rimangono lo spirito, il sentimento, l’ispirazione. Gli scrittori tendono a rivolgersi alla più ampia fascia di lettori, inclusi quelli di scarsa scolarità. Si preferiscono la semplicità e la chiarezza. L’arabo letterario si avvicina al colloquiale, ma senza le idiosincrasie regionali di vocabolario e sintassi e senza urtare le regole della grammatica classica, salvo a volte nel dialogo.

Come ha primeggiato nel campo della moderna poesia l’Iràq compete con l’Egitto anche sul piano della narrativa, soprattutto riguardo la qissa qasira, il racconto breve, che vede un gruppo di narratori di talento esprimere la loro inquietudinee interiore e denunciare le ingiustizie sociali. `Abd al-Màlik Nuri (1921), realista e poi esistenzialista, con lingua raffinata e tecnica originale s’interessa dei diseredati e delle creature più umili. Fu’àd Tàkarli (1927), tratteggia, in un’atmosfera di violenza e angoscia, la vita disperata dei contadini iracheni. Di più recente notorietà è `Abd al-Rahmàn Magìd al-Rubày`i (1939), autore di romanzi e racconti di carattere sociale in una lingua letteraria ricca di spunti innovativi.

In Siria, al realismo degli anni Cinquanta seguono nuove forme d’espressione meno esplicite. La situazione politica più restrittiva, seguita alla fondazione della Repubblica Araba Unita con l’Egitto, induce alla metafora e al simbolo che intervengono a mascherare il pensiero dello scrittore. E il malessere sociale, dopo esser stato ampiamente descritto, è come fatto oggetto di un’analisi interiore. Rispetto ai contemporanei narratori egiziani si nota un minor ricorso al dialetto nei dialoghi. L’esponente più in vista è Hànna Mina (1924), autore di numerosi romanzi e alcune raccolte di racconti di carattere sociale e autobiografico in cui denuncia la società classista, fattore di deformazione dei sentimenti e dei rapporti umani. Monumento nazionale è `Abd al-Salàm al-`Ugiàyli (1918), medico, ex-ministro, romanziere e saggista, felice combinazione di romanticismo e realismo. Nella narrativa di Fàris Zarzùr (1922-?) passiamo ad un crudele realismo dalle risonanze kafkiane, mentre nei surrealistici racconti di Zakariyya Tàmir (1931) entriamo in un universo da incubo dominato dalla violenza e dall’ingiustizia, in cui dilagano i tabù e gli appetiti di una società malata. In campo femminile, dove con diversi toni si tratta della condizione della donna e dei suoi rapporti con l’uomo e la società, fra le numerose esponenti siriane degne di nota vi è Colette Khuri (1937) e soprattutto Ghada al-Sammàn (1942), che piange la tragedia libanese e rappresenta l’uomo e la donna insieme, vittime della società. La sua opera complessiva, impregnata di sensibilità politica, sociale e di rivolta esistenziale, annuncia una nuova letteratura femminile araba. Il Libano, sconvolto dalla guerra, tarda ad accostare nomi nuovi accanto a Suhàyl Idrìs (1923), romanziere, fondatore nel 1953 della rivista letteraria al-Adab, a Layla Ba`àlbaki (1928), dai romanzi di denuncia sociale, e soprattutto al grande Mikha’ìl Nu`àyma (1889-1987)(v.v.).

Se per la Giordania val la pena di citare l’opera narrativa di `Isà al-Na`ùri (1918-1985), famoso anche per la sua attività italianistica, per la Palestina il nome e l’opera di Ghassàn Kanafàni (1936-1972)(v.v.) sarebbero sufficienti a darle lustro nel genere. Esponente di primo piano della letteratura della resistenza egli ha contribuito al mantenimento dell’identità culturale tra i palestinesi della diaspora. Gli si affiancano Giabra Ibrahìm Giabra (1919), romanziere, poeta e critico, e Emile Habìbi (1922), dalla scrittura ricca e complessa vivacizzata da spunti di sottile ironia. Nella Penisola araba la notorietà dei prosatori comincia da poco a superare quell’ambito geografico.

Dove invece il genere narrativo moderno arabo ha raggiunto i massimi livelli è in terra d’Egitto. Qui, nel lontano 1914, esso aveva avuto i propri natali col romanzo Zàynab di Muhàmmad Husàyn Hàykal (1888-1956) e nel 1988 ha visto assegnare il Nobel per la letteratura al suo esponente più prestigioso Nagìb Mahfùz (1911-2006):

Nagìb Mahfùz

Attivo dal 1934, questo realista pittore di costumi e di caratteri, autore di autentici documenti storici – nella sua celebre Trilogia troviamo la storia dell’Egitto dalla rivoluzione del 1919 al 1942 – ha saputo tratteggiare l’angoscia dell’uomo moderno, sottoposto all’implacabile trascorrere del Tempo, forse il vero protagonista della sua opera. Un maestro del racconto egiziano è Yùsuf Idrìs (1927). Polemista, ha descritto i vizi e le tare degli individui e della società, con un uso appropriato e salace dell’arabo colloquiale, drammatico ma non privo di senso del humour.

Fra i giovani novellisti un posto di riguardo spetta a Giamàl al-Ghitàni (1945), portavoce di una “generazione della rivoluzione” che si sente tradita e vuol gridare la propria sofferenza, l’amarezza e l’angoscia, ma che sa reagire e confidare i propri sogni e le proprie speranze. Gli si accosta Magìd Tùbiya (1938), incline alla descrizione realista e all’annotazione psicologica sublimate da un’intenzione simbolica. In campo femminile in primo piano troviamo Nawwàl al-Sa`dàwi (1932)(v.v.), psicologa, romanziera, femminista. Nella sua narrativa e nei suoi saggi denuncia l’atteggiamento prevaricatore dell’uomo nei confronti della donna araba. In Sudan il romanziere al-Tàyyib Sàlih (1929)(v.v.) ci presenta i fatti dolorosi e tragici del giovane arabo emigrato in occidente e i drammi del suo ritorno sulle rive del Nilo. In Tunisia uno degli autori più rappresentativi è Béchir Khraïef [Bashìr Khuràyf] (1917), romanziere e novellista, dotato d’un senso acuto dello spirito popolare è pure apprezzato per il suo uso particolare della lingua parlata nei dialoghi. Muhammad Rachad Hamzaoui [M. Rashàd Hamzàwi] (1934), romanziere e drammaturgo, con stile realistico denuncia la dura vita dei contadini. Fra le scrittrici va citata `Arusìyyia al-Nalùti (1950), di origine algerina, che con linguaggio fantasioso racconta di incomunicabilità, silenzi, solitudini, angosce, desideri frustrati. In Algeria la moderna narrativa s’impernia su due assi: quello del passato, sulla guerra di liberazione e i relativi valori, e il presente, in cui si analizza la situazione dell’uomo-individuo nella città, la sua alienazione e perplessità di fronte a una società in rapido cambiamento. Capofila degli autori d’espressione araba è Abdelhamid Benhadouga [`Abd al-Hamìd Ben Haddùqa] (1925), che esamina le ripercussioni sociali e psicologiche della guerra di liberazione). Ben più nutrito è il “fronte” francese. In primo piano c’è Kateb Yacine [Kàtib Yasìn] (1929), romanziere, poeta, drammaturgo. Da notare anche Rachid Boudjedra [Rashìd Bu Giadra] (1941), narratore, poeta e saggista, che attacca la tradizione, il perbenismo borghese, il potere politico reo d’aver tradito gli ideali rivoluzionari. Assia Djebar [Asiya Giabbàr] (1936), romanziera delle questioni che travagliano il paese, è l’esponente più conosciuta fra le scrittrici.

Anche in Marocco abbiamo gli “arabi” e i “francesi”.

Del primo gruppo fa parte tra gli altri Muhàmmad Zafzàf, fra gli innovatori del linguaggio e della struttura narrativa. Di recente notorietà anche in Europa è Muhammad Choukri [M. Shukri] (1935), romanziere che con una scrittura apparentemente fredda, documentaria, dà lo spaccato tenero e sanguinoso del Marocco alle soglie dell’indipendenza politica.

Muhammad Choukri

In francese invece scrive l’astro della contemporanea narrativa del paese, quel Tahar Ben Jelloun [al-Tàhir Ben Giallùn, 1944](v.v.), psichiatra e romanziere, che con la laurea al Goncourt 1987 ha visto la propria notorietà diffondersi in Europa quale portavoce di tutta la cultura maghrebina. Romanziere e drammaturgo attento ai problemi delle classi povere è Driss Chraïbi [Idrìs Shuràybi] (1926), che denuncia tanto i pregiudizi della tradizione quanto la supina accettazione dei valori occidentali.

Il teatro

Il teatro, genere nuovo nella cultura araba essendovi entrato alla fine del secolo scorso, ha visto, a partire dall’Egitto, un sempre crescente fervor d’opere. Dopo i promotori del primo movimento della drammaturgia araba: Tawfìq al-Hakìm (1898-1987) e Nu`màn `Ashùr, vi si cimenta con successo Yusùf Idrìs, citato come romanziere. La Siria ha in Sa`d Allah Wannùs (1941-1997), il suo più rappresentativo esponente, sia per le tecniche d’avanguardia impiegate che per i contenuti volti a un’opera di demistificazione e disillusione con la rilettura della Storia alla luce di una nuova coscienza. In Tunisia si evidenzia Ezzedine Madani [`Izz al-Din al-Màdani], con opere d’ispirazione storica. L’Algeria ha nel citato romanziere Kàteb Yacìne anche un interessante drammaturgo, mentre il marocchino Driss Chraïbi, anch’egli citato, alterna l’attività di romanziere con quella di autore teatrale di successo.

La saggistica

Il saggio nella moderna letteratura araba, che qualcuno ha acutamente visto come una riuscita sintesi tra la tradizionale risala (l’epistola o trattatello medievale di vario contenuto) e il francese essai o inglese essay, si diffonde nella prima metà di questo secolo con Manfalùti, Taha Husàyn, Nu`àyma e al-`Aqqàd, tra gli altri. Nella seconda metà, fra i saggisti arabi di valore si ricorda il citato italianista giordano `Isà al-Na`ùri, ancora l’eclettico egiziano Yùsuf Idrìs, lo stesso Adonìs che nell’ultimo periodo ha privilegiato quest’attività rispetto alla poesia e lo storico marocchino Abdallah Laroui [`Abd Allah al-`Arwi] (1933).

Val la pena di rilevare infine il crescente interesse per la letteratura araba, soprattutto contemporanea, da parte di sempre più vasti strati dell’opinione pubblica occidentale, che si sta finalmente emancipando dagli schemi e critico stereotipati delle Mille e una notte e dai preconcetti che hanno condizionato, fino ad epoche recenti, la conoscenza dell’argomento.

A cura della Sezione di Arabistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia



Categorie:G05- Letteratura araba moderna e contemporanea- Modern and Contemporary Arabic Literature

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

SCIENZA E CULTURA - SCIENCE AND CULTURE

Lo stato dell'arte tra storia e ricerche contemporanee - State of the art: history and contemporary research

ORIENTALIA

Studi orientali - Études Orientales - Oriental Studies

NUOVA STORIA CULTURALE / NETWORK PHILOSOPHY

NUOVA STORIA CULTURALE / NEW CULTURAL HISTORY

TEATRO E RICERCA - THEATRE AND RESEARCH

Sito della Compagnia Lost Orpheus Teatro

LOST ORPHEUS ENSEMBLE

Modern Music Live BaND

Il Nautilus

Viaggio nella blogosfera della V As del Galilei di Potenza

Sonus- Materiali per la musica moderna e contemporanea

Aggiornamenti della Rivista "Sonus"- Updating Sonus Journal

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

Antonio De Lisa - Scritture / Writings

Teatro Musica Poesia / Theater Music Poetry

In Poesia - Filosofia delle poetiche e dei linguaggi

Blog Journal and Archive diretto da Antonio De Lisa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: