Arte e architettura islamiche- I palazzi

Arte e architettura islamiche- I palazzi – Nella parte occidentale della mezzaluna fertile, in alcuni siti principalmente agricoli, si trovano i resti di alcuni palazzi: Khirbat Minyah, Qusayr Amrah, Khirbat al-Mafjar, Jabal Says, Qasr al-Hayr al-Gharbi, Qasr al-Hayr al-Sharki e Mashatta. Uno solo si trova in Iraq, Ukhaydir.

Per pochi di questi si può provare che siano stati costruiti per un califfo: più probabilmente si tratta di palazzi aristocratici, non strettamente imperiali.

Tipologicamente si riconducono alla tradizione romana della villa rustica e sono più in generale collegati ai castelli romani, alle ville del nord Italia, alle residenze di campagna inglesi e francesi del XVIII e XIX secolo:

  1. uso residenziale intermittente;
  2. amenità;
  3. poche funzioni pubbliche;
  4. piacere piuttosto che potere.

Riflettono quindi le necessità e i desideri privati e non hanno uno stile generale ben definito. Non sono rimasti come caratteristica della cultura islamica:

  1. in Transoxiana si trovano stabilimenti fortificati nella campagna fin dal V secolo, fino a probabilmente il X-XI secolo; ma non sembra siano paragonabili a quelle Omayadi né in dimensioni né in decorazione;
  2. in nord-Africa, specialmente Tunisia e Algeria; sono tardi (X sec., Fatimidi), ma appaiono collegati, sia per derivazione che tipologia.

Per quanto affascinanti, hanno un’importanza limitata nello sviluppo dell’arte islamica, ma danno informazioni su:

  1. arte pre-islamica, in quanto molti monumenti devono derivare da qualcosa di più antico;
  2. stile di vita degli aristocratici musulmani.

Motivazioni

  1. Nostalgia del deserto, ma la badiyah (steppa di confine) non ha mai avuto un significato così romantico.
  2. Mezzo di occupazione del territorio, ma:
    1. non c’era bisogno di tutta quest’elaborazione;
    2. in molti latifondi non ci sono.
  3. Fuga dalla città per motivi sanitari, ma:
    1. è più un cilché letterario che altro;
    2. contraddice i grandi lavori urbani.
  4. Esilio.
  5. Forse non è un caso che si trovino di più in Siria e Palestina, la regione con all’inizio le città meno islamizzate:
    1. i principi musulmani si sentivano più aloro agio, col loro nuovo stile di vita, in una campagna quasi disabitata;
    2. forse c’erano più resti di ville romane;
    3. erano un posto migliore per incontrarsi con i capi nomadi.
  6. Una combinazione di tutte le cause.

Paradossi

  1. Aspetto fortificato senza possibilità militari;
  2. differenziazione interna limitata agli ingressi e alla sala di ricevimento;
  3. insieme limitato di comfort;
  4. mancanza di dettagli architettonici formali o no, tipo porte o finestre.

Spiegazioni.

  1. Tentativo di adattare a un nuovo stile di vita un vocabolario di forme preesistenti e molte forme non erano adatte/-ate/-abili, che furono abbandonate rapidamente. La vita era piuttosto disorganizzata, con poche cerimonie principali.
  2. Scelta di elementi architettonici che si adattavano meglio alle esigenze dei nuovi aristocratici:
    1. fortezza come simbolo di potere;
    2. hall che servono alla principale cerimonia, il ricevimento;
    3. niente complicate stanze da letto o sale da pranzo;
    4. cucina all’aperto.
  3. Non c’era un vero piano costruttivo, ma si trattava di un’architettura in fase di sviluppo. Non sopravvive per il venir meno dello scopo ecologico.

Elementi comuni

Moschea

  1. Edificio separato, usualmente un’ipostila in miniatura (Khirbat al-Mafjar, Jabal Says, Qasr al-Hayr al-Gharbi, siti minori in Transgiordania).
  2. Parte dell’edificio, ipostila modificata o semplice sala (Khirbat Minyah, Ukhaydir, Mshatta).

Hanno tutte un mihrab, ma non tutti gli altri elementi degli edifici religiosi, a parte forse un minareto a Mafjar (ma che ci fa?).

E’ la versione islamica della cappella. Si trova vicino all’ingresso, cosicché non era necessario abitare a palazzo per usarla. La sua presenza indica il crescente significato pietistico della moschea. Identificava il proprietario come appartenente ad un diverso gruppo rispetto alla maggior parte della popolazione , per lo più cristiani.

Zona residenziale e ufficiale

L’unità residenziale e ufficiale era un edificio quadrato (lato circa 70m). All’esterno era come una fortezza con torri quasi sempre rotonde agli angoli e semicircolari addossate ai lati e un unico ingresoo. Avevano solo l’aspetto di fortezze, le torri erano magazzini o latrine e le facciate erano spesso decorate.

Tipo di arrangiamento interno

  1. Corte centrale con portico e stanze lungo i muri, su due piani, di probabile derivazione bizantina, anche se nessun esempio pertinente è un palazzo. E’ il modello più frequente.
  2. La zona fortificata è suddivisa in unità più piccole, apparentemente autosufficienti (Mshatta, Ukhaydir), di derivazione probabilmente iranico-sassanide. Sono i due più tardi; la maggiore complessità può indicare:
    1. influenza di una tradizione diventata di moda al posto della precedente;
    2. ricerca di un nuovo modello per nuove e più complesse funzionalità.

palazzi.struttura.png

Tipica struttura di un palazzo, esito finale dell’incontro tra l’architettura romano-bizantina (Giordania) e quella sassanide (Iraq), reinterpretata secondo le nuove esigenze. Le zone abitative non hanno una collocazione ben definita, a volte sono prima, a volte sono dopo la sala del trono.

Unità architettoniche

Ingressi:

  1. projecting hall, coperta da una grande cupola, che porta a una lunga sala (Khirbat Minyah);
  2. una o due lunghe sale con stanze laterali (più comune);
  3. ingresso complesso, con una lunga sala, una stanza con cupola e un certo numero di salette collaterali; la moschea era attaccata al complesso (Ukhaydir e Mshatta). Funzioni:
  4. punto di attesa;
  5. protezione per il personaggio che abitava nel palazzo;
  6. è un’unità separata, a volte si trova molto lontana dal palazzo (Khirbat Minyah).

Sala del trono o di ricevimento (majlis, diwan, iwan). Si sa che c’è, il problema è trovare dove. Era un posto dove venivano ricevuti i clienti o simili, non gli ambasciatori. Il principe usualmente sedeva su una specie di trono a panca, in abbigliamento informale, a volte separati da una tenda. non c’era un cerimoniale e le visite si susseguivano in modo casuale, probabilmente con uno hajib er maestro di cerimonie.

  1. Se c’erano due piani, la sala era al primo piano, giusto davanti all’ingresso, con una finestra verso l’esterno.
  2. Al piano terra:
    1. era a lato della corte porticata (Khirbat Minyah);
    2. formava complessi elaborati (Mshatta, Ukhaydir).

La forma era tradizionale, per la maggior parte una hall a basilica con tre navate che portavano ad un’abside, spesso con stanze laterali.

Questi elementi non sono originali. Non si trovano tracce delle complicate cerimonie imperiali bizantine o sassanidi: usavano un vocabolario formale antico per le sale di ricevimento, ma non per quello che ci si svolgeva dentro.

Zone abitate. Non si sa a cosa servisse tutto quello che non era ingresso o sala del trono: spesso unità autocontenute (bayt), di solito una stanza centrale con altre intorno.

  1. Non c’è differenza archeologica tra le unità e non si sa a che servissero. Forse perché erano ancora nomadi o seminomadi?
  2. La disposizione non è uguale dappertutto: la disposizione a bayt è solo prevalente, non tipica.
  3. Non si conosce l’origine formale: forse sassanide, dove ci sono composizioni simili altrettanto inspiegate.

Il bagno

Solo a Mshatta non c’è, ma perché non è stato finito. Tutti sono diretti discendenti della tradizione romana, solo che il tepidarium tende a ridursi e la maggior parte dello spazio è occupato da una singola grande hall.

Perché?. Erano un elemento della cultura urbana classica, non solo per questioni igieniche, ma anche sociali. L’unico dubbio è se si tratti di un revival o di una continuazione tramite i cristiani dei primi secoli.

Qual è la funzione della hall? Sono molto decorate e molto più grandi degli apodyterium classici, per cui può essere interpretata come punto d’incontro, ma di che in un palazzo privato? Sono molto diverse da palazzo a palazzo: la loro funzione non ha un corrispondente nel vocabolario architettonico esistente. Majlis al-lahwah, per intrattenimento e sfoggio di potere e magnificenza, come le sale da ballo dei palazzi europei (il bagno stesso è un simbolo di lusso).

Per quanto riguarda l’aspetto, ogni palazzo pone i suoi problemi. Si può dedurre che:

  1. la forma della costruzione è stata sviluppata per la sua flessibilità;
  2. elementi individuali del background mediterraneo sono stati ricomposti per servire una quantità di scopi;
  3. le caratteristiche tecniche e strutturali continuano con poche novità tradizioni preesistenti, spesso trasferite da una regione all’altra;
  4. preponderanza della funzione secolare nello sviluppo della volta, caratteristica dell’arte medievale islamica;
  5. componenti secondarie come balaustre, finestre, doorways, spesso in stucco, una tecnica non preislamica nel Mediterraneo, forse importata dall’Asia.

Decorazione

Praticamente tutte le informazioni vengono da Siria e Palestina, in Iraq le decorazioni non sembrano esserci.

  1. Mosaici, quasi esclusivamente pavimenti (Khirbat Minyah, Khirbat al-Mafjar). Nessuna tecnica originale, tipica mediterranea.

  2. Pittura, tipica sia classica che iranica, centro asiatica, irachena. Non si sa se ci siano state modifiche nella tecnica (Qusayr Amrah, Qasr al-Hayr al-Gharbi).

  3. Scultura, più problematica per via dello stucco, una tecnica comune in Iraq, Iran e Asia Centrale, ma sconosciuta nel Mediterraneo prima dell’Islam. Sia bassorilievi che sculture a tutto tondo o altorilievi. La scultura a tutto tondo, un revival deliberato, non sopravvive al periodo Omayade.

La cosa più impressionante è la varietà di temi e stili che si trova in ogni palazzo. Non si capisce:

  1. se ci fosse un programma dietro, che ci sfugge per la natura privata del messaggio;
  2. oppure se l’unica cosa importante fosse l’effetto della massa di temi di origine diversa.

In base al tema, la decorazione si può dividere in due insiemi.

  1. Quella esclusivamente ornamentale, come i motivi geometrici e vegetali. C’è qualche dubbio solo quando ci sono anche figure di animali o persone. Lo scopo è aggiungere valore all’architettura.

  2. Ciclo principesco: principi rappresentati con vesti imperiali bizantine o sassanidi, a indicare cosa era considerato veramente imperiale. Insieme ai principi ci sono illustrazioni di passatempi, rappresentazioni forse di eventi ben precisi legati al luogo in cui si trovano. I gruppi iconografici non sonofacilmente identificabili: erotici, forse astronomici. Non hanno avuto epigoni, sono importanti per la storia dell’VIII secolo, non per la storia dell’arte in sé.

Palazzi in città

Non sono molto diversi da quelli in campagna, solo:

  1. sorgono vicino alla moschea principale;
  2. sono molto meno decorati: si evita l’ostentazione in città.

Baghdad, Samarra: i palazzi imperiali e aristocratici, di svariate dimensioni, sono in mezzo alla città proletaria. Il complesso reale era una specie di città proibita: non è una cosa nuova e rimarrà come caratteristica.

E’ difficile sapere che funzioni avessero le varie unità, dato che non soccorrono né informazioni archeologiche né i testi.

  1. Piacere. tipicamente in chioschi, piccole cupole recintate in mezzo a una natura artificiale, di solito con fontane e corsi d’acqua, chiaro riferimento al paradiso. Sono di varia origine, ma acquistano presto una chiara connotazione islamica e come tali vengono imitati o rifiutati nel mondo cristiano.

  2. Vita ufficiale.

    1. Solo una stanza, la bab-al-ammah (porta ufficiale), sembra che fosse dedicata al ricevere, tutte le altre non hanno una forma associata alla funzione, ma vengono determinate dalle attività che ci si svolgono.
    2. La costruzione è flessibile, può essere usata per vari scopi, come un teatro. Non è decorata con rappresentazioni e iscrizioni, che avrebbero assegnato uno scopo preciso: le decorazioni sono relegate allo spazio privato.
    3. In una cerimonia ufficiale il califfo compare solo alla fine, secondo una pratica di derivazione iranica, che non ha elementi arabi: la cultura principesca è indipendente dalla fede e usa un vocabolario che può essere compreso da tutti, anche dai principi stranieri.
  3. Isolamento. Il principe vive in un mondo separato, ricco, proibito, misterioso.

Oggetti ritrovati

Oggetti di prestigio, conservati in tesori, costruiti per una corte o provenienti da altri luoghi o tempi: i principi musulmani si definiscono in relazione ad altri re presenti o passati.

  1. Tessili e oro. Manifatture imperiali per il consumo interno o per regali o premi. Tiraz: “etichette” che indicano o la manifattura imperiale o un certo controllo, ma nonostante questo non si sa di preciso come associare oggetti e manifatture.

  2. Avorio (Spagna 950-1050 circa). Cofanetti per preziosi, decorate con vegetali e medaglioni: il soggetto del medaglione forse richiama un significato oer il proprietario, ma non si sa se era puramente ornamentale o no. Sono databili perché hanno iscrizioni con data e proprietario. Attraverso questo tipo di oggetti si trasferivano i temi da una corte all’altra.

  3. Argenteria. Probabilmente iranica o centroasiatica. Sembra una tradizione epigona:

    1. errori nei dettagli;
    2. simboli tradizionali sassanidi fraintesi;
    3. cristallizzazione delle rappresentazioni;
    4. bassa qualità a volte.

Continua una tradizione, non perché i motivi originali avessero ancora un significato, ma perché lo aveva la manifattura dell’oggetto.

Fonte: http://www.gianoziaorientale.org



Categorie:G10- Arte arabo-islamica - Art and Architecture

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