Fuoco a Ramallah – Fire in Ramallah

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Photo Reuters

Fuoco a Ramallah

Ramallah, 23 giugno. Nella piazza Manara di Ramallah nella West Bank l’aria è cupa e carica di tensione. Sventolano decine di bandiere nere: si sta svolgendo il funerale di Mohammed Tarifi. Il giovane palestinese (30 anni) è stato colpito da un cecchino durante gli scontri della sera prima con l’esercito israeliano. Un altro incidente si è verificato a Nablus, dove un giovane di 27 anni, disabile mentale, non si è fermato a un posto di blocco ed è stato centrato da un soldato israeliano.

Il premier Netanyahu ha deciso di usare la mano pesante in seguito alla scomparsa di tre studenti ebrei nella colonia di Gush Etzion a nord di Hebron. L’esercito è stato così impegnato nell’”Operazione Guardiano del fratello” dal 13 giugno. A oggi si contano 4 morti, centinaia di feriti, irruzioni in 1.600 case, oltre 400 arresti, villaggi e quartieri “sigillati”, raid su Gaza.

La questione della scomparsa dei tre ragazzi è molto controversa. Gli israeliani sostengono che siano stati rapiti da militanti di Hamas; i palestinesi ribattono che è tutta una manovra orchestrata da Israele come risposta alla costituzione da parte di Mahmoud Abbas del governo di unità nazionale palestinese con Hamas a inizio di giugno.

Mahmoud Abbas ha dichiarato di non aver visto prove della responsabilità di Hamas. Lo stesso Abbas si deve difendere dalle accuse dei cittadini della Cisgiordania di non reagire adeguatamente contro la violenza dei soldati israeliani.

Forti critiche si levano nello stesso Israele. Il ministro della Giustizia Tzipi Livni ha condannato la “reazione eccessiva” del suo paese, che rischia di innescare una terza Intifada.

Il fronte della tensione non si limita alla sola Cisgiordania. Sulle alture del Golan, occupate dal 1967, un arabo israeliano di 15 anni è stato colpito il 22 giugno su un’auto del ministero della Difesa vicino al confine siriano. Non è ben chiaro da chi sia partito il colpo, se dai ribelli siriani o dai lealisti ad Assad. In questo clima di rappresaglia e di sospetti, il governo israeliano è convinto che si sia trattato di un “colpo mirato”.

I governi occidentali sono prudentissimi, visto anche il clima di questi giorni in Medio Oriente: la guerra in Siria, l’escalation militare dell’Isis in Iraq. Riconoscono la legittima preoccupazione di Israele di trovare i tre ragazzi scomparsi ma sono perplessi in merito alla risposta israeliana, che non si ricorda così “decisa” dai tempi della seconda Intifada.

A.DeL.

Fire in Ramallah

Ramallah, june 23. In Manara square in Ramallah in the West Bank the air is somber and charged with tension. Waving dozens of black flags: the funeral  of Mohammed Tarifi  is taking place. The young Palestinian (30 years old) was hit by a sniper during the fighting  with the Israeli army the night before. Another incident occurred in Nablus, where a 27-year-old mentally disabled, has not stopped at a roadblock and was hit by an Israeli soldier.

Prime Minister Netanyahu has decided to crack down following the disappearance of three students in the Jewish settlement of Gush Etzion, north of Hebron.  The army was thus engaged in the “Operation Guardian of his brother” from 13 June. Today there are 4 people dead and hundreds injured, raids in 1,600 houses, over 400 arrests, villages and neighborhoods “sealed”, raid on Gaza.

The question of the disappearance of the three boys is very controversial. The Israelis claim that they were abducted by militants of Hamas; the Palestinians argue that is a whole operation orchestrated by Israel as the response to the constitution by Mahmoud Abbas of the Palestinian government of national unity with Hamas at the beginning of June.

Mahmoud Abbas has declared that it had not seen evidence of the responsibility of Hamas. The same Abbas has to defend itself from the accusations of the citizens of the West Bank not to react adequately against the violence of the Israeli soldiers.

Strong criticism voices are being raised in Israel itself. The Justice Minister Tzipi Livni has condemned the “overreaction” of his country that is liable to trigger a third Intifada.

The front of the voltage is not confined to the West Bank. On the Golan Heights, occupied since 1967, an Israeli Arab of 15 years  was struck on 22 June in a car of the Ministry of Defense near the Syrian border. It is not clear as to who started the blow, if the rebels Syrian or by loyalists to Assad. In this climate of retaliation and suspected, the Israeli government is convinced that it was a “coup targeted’.

Western governments are cautious, given the climate these days in the Middle East: war in Syria, the military escalation in Iraq Isis. They recognize the legitimate concern of Israel to find the three missing children but are puzzled about the Israeli response.

A.DeL.

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