Partiti politici palestinesi

Yasser Arafat

Yasser ‘Arafāt

Partiti politici palestinesi

I partiti palestinesi tra gli anni Venti e gli anni Quaranta si sono costituiti non solo su opzioni politiche (che riguardavano principalmente i rapporti con il movimento sionista e con l’autorità coloniale britannica), ma anche intorno a singole personalità o famiglie. Per esempio, i partiti spesso riflettevano la divisione tra le grandi famiglie, come gli Husseini e i Nashashibi. La sconfitta nel 1948 spazzò via, insieme alla vecchia società palestinese, anche i vecchi partiti.

Il sistema politico palestinese attuale si crea lungo due linee di frattura ben precise. La prima, che si delinea negli anni Cinquanta a partire dai postumi della naqba, è quella tra l’orientamento panarabo e l’orientamento che potremmo definire con la formula ‘la liberazione della Palestina è affare dei palestinesi’. La seconda linea di frattura, che viene alla ribalta soprattutto negli anni Ottanta con la politicizzazione dell’islam palestinese, è quella tra i partiti e i movimenti di origine nazionalista, da un lato, e i movimenti islamisti dall’altro. Un fatto a sé, invece, è la complicata storia dei vari partiti comunisti giordani e palestinesi.

Gli anni Cinquanta

I due primi importanti movimenti che sorsero negli anni Cinquanta furono il Movimento dei nazionalisti arabi (1951, Harakat al-Qawmiyyin al-‘Arab) e il Movimento di liberazione nazionale palestinese (1958, Harakat at-Tahrir al-Watani al-Filastini), noto con il suo acronimo inverso al-Fatah, che in arabo significa ‘conquista’.

Al-Fatah

Al-Fatah o, più comunemente, Fatah (ma, correttamente, al-Fatḥ (in arabo: ألفتح), dal momento che al-Fatà, scritto in in arabo:  الفتى   significa “il/la giovane”), è un’organizzazione politica e paramilitare palestinese, facente parte dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Al-Fatḥ è stata fondata nel 1959 da Yāser ʿArafāt.

Il nome deriva da FTḤ, acronimo inverso dell’espressione araba Ḥarakat al-Taḥrīr al-Filasṭīnī (Movimento di Liberazione Palestinese, quindi parole molto simili a quelle che compongono l’acronimo OLP).

L’acronimo “ḤATF” avrebbe avuto lo stesso suono di un sostantivo che significa “morte”, e perciò ʿArafāt preferì invertire l’acronimo che, come “F[A]TḤ, può anche significare “conquista” o “vittoria in battaglia”.

Sull’emblema compare anche la parola araba al-ʿāṣifa (tempesta): nome della prima struttura armata di Fatḥ mentre sotto il simbolo è scritto in lingua araba al-thawra ḥattā al-nāṣir (rivoluzione fino alla vittoria).

Fondato nel 1959 da Yāser ʿArafāt (della nota famiglia palestinese degli al-Ḥusaynī), che assunse il nome di battaglia di Abū ʿAmmār, al-Fatḥ ha rappresentato per decenni – come vero e proprio partito combattente – la spina dorsale della lotta armata palestinese allo Stato d’Israele.

Tra i suoi primi esponenti di spicco figurava Muhammad Abu Yusuf al-Najjar, poi caduto vittima di un “omicidio mirato” del Mossad, i servizi segreti israeliani.

Al-Fatḥ, pur non avendo mai raccolto l’unanimità dei consensi palestinesi, è stata fino al 2006 la maggior organizzazione palestinese, fin quando, a partire dalla fine degli anni novanta, la sua popolarità è stata insidiata in termini numerici e di consenso da Ḥamās, che nel 2006 ha ottenuto una clamorosa affermazione nel corso delle elezioni politiche palestinesi e, nel mese di marzo, l’incarico di formare il nuovo governo dell’Autorità Nazionale Palestinese è stato per l’appunto affidato dal Presidente Abū Māzen al leader di Ḥamās.

Ciò nonostante, al-Fatḥ seguita a coagulare intorno a sé numerosi giovani palestinesi cresciuti nei campi-profughi, oltre a quelli provenienti dalle aree di volontario “esilio” giordano, continuando a godere dei finanziamenti dei Palestinesi emigrati nell’area del Golfo Persico (in particolare in Kuwayt) e della solidarietà politica e dell’appoggio finanziario di quasi tutto il mondo arabo-islamico che ha favorito, dopo l’entrata in scena di al-Fatḥ, la creazione di un seggio palestinese nell’ambito della Lega degli Stati Arabi.

In seguito alla vittoria elettorale di Hamas del 2006 la Comunità Europea ed altre istituzioni occidentali ed arabe hanno bloccato i finanziamenti al governo palestinese. Ciò ha contribuito a fare esplodere un grave scontro politico, e talvolta armato, tra Hamas e al-Fatḥ. Tali difficoltà connesse alla gestione solitaria del potere da parte di Ḥamās nell’ambito dell’Autorità Nazionale Palestinese hanno portato a settembre del 2006 a trattative per il rientro di al-Fatḥ nel governo palestinese, assieme a Ḥamās. Il fine sarebbe quello di permettere di nuovo l’afflusso dei contributi finanziari concessi a suo tempo dalla Comunità Europea (e, forse, della stessa Israele, che potrebbe tornare a versare all’ANP le imposte da essa esatte per conto dell’Autorità stessa) e la ripresa di trattative, ostacolate tuttavia dalla Seconda guerra israelo-libanese e dal formale persistere del rifiuto di Ḥamās di riconoscere lo Stato d’Israele.

Nel 2009, durante l’offensiva israeliana nella striscia di Gaza, il braccio armato del movimento si è schierato al fianco di Ḥamās per gestire le operazioni militari interne[3].

Al-Fatḥ è membro consultivo dell’Internazionale Socialista.

Gli anni Sessanta

Dal Movimento dei nazionalisti arabi si formò nel 1967 il Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp, al-Jabha al-Sha’biyya li-Tahrir Filastin), da cui poi nacque nel 1969 il Fronte democratico (Fdlp, Al-Jabha al-Sha’biyya al-Dimuqratiya li-Tahrir Filastin).

Ambedue si caratterizzano per una posizione di tipo marxista, ma il secondo era, almeno inizialmente, più legato all’Unione Sovietica.

Organizzazione per la liberazione della Palestina – Olp

L’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp, in arabo Munazzamat li-Tahrir Filastin) fu creata nel 1964 per iniziativa degli stati arabi con lo scopo reale di controllare le organizzazioni palestinesi. Ciò nonostante, dopo la disfatta del 1967 furono proprio le organizzazioni palestinesi, e soprattutto Fatah e il suo dirigente Yasser ‘Arafāt, a prendere controllo dell’Olp nel 1968.

Il Partito comunista palestinese nacque nel 1982 ad opera del Partito comunista giordano mentre nella Striscia di Gaza venne invece creata un’organizzazione comunista palestinese autonoma. Nel 1991 il Partito comunista divenne infine il Partito del popolo palestinese (Ppp, Hizb al-Sha’b al-Filastini), semplicemente con un cambiamento di nome.

Mentre la branca palestinese delle Fratellanza musulmana, creata nel 1935, rimase a lungo attiva soltanto nel campo sociale e religioso, il primo partito palestinese a ispirazione islamica fu Hizb ut-Tahrir, fondato a Gerusalemme nel 1952 da Taqi al-Din al-Nabhani. Questo partito ha però avuto sempre una caratterizzazione panislamica e non è da considerare un attore importante nel quadro palestinese.

Il primo gruppo islamico palestinese rilevante è stato il Movimento per il jihad islamico in Palestina (Harakat al-Jihad al-Islami fi Filastin), fondato nel 1980 da Fathi al-Shiqaqi.

Ḥamās

Ḥamās è nato nel dicembre 1987, all’inizio della prima intifada, come espressione politico-militare dei Fratelli musulmani della Palestina.

Ḥamās, acronimo di Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya (حركة المقاومة الاسلامية, Movimento Islamico di Resistenza, ovvero حماس, “entusiasmo, zelo”) è stata fondata dallo Shaykh Ahmad Yasin, ʿAbd al-ʿAzīz al-Rantīsī e Mahmud al-Zahar nel 1987, sotto la pressione dell’inizio della Prima Intifada, come braccio operativo dei Fratelli Musulmani, per combattere lo Stato di Israele, la cui presenza nella Palestina storica viene considerata illegittima. Durante la Seconda Intifada, nel periodo che va dal 2000 al 2005, ha effettuato svariati attentati suicidi contro l’esercito israeliano e contro la popolazione civile dello Stato ebraico, che hanno provocato centinaia di vittime civili e militari. Hamas gestisce anche ampi programmi sociali, e ha guadagnato popolarità nella società palestinese con l’istituzione di ospedali, sistemi di istruzione, biblioteche e altri servizi in tutta la Striscia di Gaza.

Lo Statuto di Hamas si propone la cancellazione dello Stato di Israele e la sua sostituzione con un Stato islamico palestinese. La stessa Carta dichiara che “non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel jihad”. Ciononostante, nel luglio 2009, Khaled Mesh’al, capo dell’ufficio politico di stanza a Damasco, ha dichiarato che Hamas era intenzionato a cooperare con una “soluzione del conflitto Arabo-Israeliano che includesse uno stato Palestinese sui confini del 1967”, a condizione che ai rifugiati palestinesi venisse riconosciuto il diritto al ritorno in Israele e che Gerusalemme Est fosse riconosciuta come capitale del nuovo stato. Hamas in passato ha descritto il suo conflitto con Israele come politico e non religioso ma alcuni giornalisti e gruppi di opinione sostengono che lo Statuto di Hamas e le dichiarazioni dei leader di Hamas sono state influenzate da teorie complottiste antisemite.

L’ala politica di Ḥamās ha vinto numerose elezioni amministrative locali in Gaza, Qalqilya, e Nablus. Nel gennaio 2006, Ḥamās con una vittoria a sorpresa alle elezioni parlamentari palestinesi del 2006, con il 44% circa dei voti ottenne 74 dei 132 seggi della camera, mentre al-Fath, con il 41% circa dei voti ne ottenne solo 45. La distribuzione del voto però era molto differente nei vari territori: le principali basi elettorali di Hamas erano nella Striscia di Gaza, mentre quelle del Fatah erano concentrate in Cisgiordania, questo lasciò subito presagire che, se i due partiti non avessero trovato un compromesso, sarebbe potuta scoppiare una lotta per il controllo dei due territori nei quali ciascuno dei due partiti era più radicato.[14]

A seguito della Battaglia di Gaza (2007) Ḥamās prese il controllo completo dell’omonima Striscia; nel quadro di tali eventi e tra accuse di illegalità a loro volta i funzionari eletti di Hamas furono eliminati fisicamente o allontanati dalle loro posizioni dall’Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania, e i loro incarichi furono assunti dai esponenti del Fath e da membri indipendenti. Il 18 giugno 2007, il Presidente palestinese Mahmud Abbas (Fath) ha emesso un decreto che mette fuorilegge le milizie di Hamas.

Inizialmente Fplp e Hamas non hanno partecipato alle elezioni, rendendo possibile il trionfo di Fatah e alleati. Nelle elezioni del 2006 vi è stata una forte polarizzazione tra Fatah e Ḥamās, con solo pochi voti andati alla lista del Fplp, a quella del Fdlp e degli ex comunisti, e a quella democratico-riformista di Mustafa Barghuti.

Il sistema elettorale misto ha reso possibile ad Ḥamās di ottenere la maggioranza, pur distanziando Fatah di solo il 3%. Fino al conflitto violento Fatah-Hamas il sistema politico palestinese era dunque da ritenere bipolare, ma se si passerà a un sistema elettorale proporzionale allora il sistema diventerà probabilmente frammentato e polarizzato. Naturalmente è difficile prevedere se le fratture storiche continueranno a essere prevalenti, oppure se altre linee di contrapposizione determineranno il sistema politico palestinese.

Fonte: Atlante Geopolitico 2012 (2012)– Treccani.it



Categorie:E05- Islam politico - The political thought of Islam, G03- Storia contemporanea dei paesi arabi - Contemporary History of the Arabic Countries

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