Sawm (الصوم), digiuno giornaliero nel mese di Ramaḍān

Sawm (الصوم), digiuno giornaliero nel mese di Ramaḍān – رمضان

L’aspetto teologico

Ramaḍān – رمضان è il mese sacro dell’Islam che commemora la discesa della Rivelazione coranica al Profeta Maometto tramite l’arcangelo Gabriele. E’ bene sottolineare subito questo aspetto, prima di osservare le pratiche rituali.

Le pratiche rituali

L’osservanza del Sawm (digiuno) include l’astinenza dal mangiare, dal bere, dal fumare, dai rapporti sessuali. Il digiuno è ordinato dal Corano, e viene osservato dai musulmani devoti puberi, durante tutto l’arco del giorno, fino al calar del sole, per i 29 o 30 giorni del mese. Ne sono esentati gli impuberi, i malati e le donne incinte, mestruate o in allattamento.

La recita del hizb

Durante il mese lunare di Ramaḍān i musulmani trascorrono più tempo in preghiera o ascoltando ogni giorno una parte (hizb, pl. ahzàb) del Corano letto da lettori specializzati in moschea o in luoghi allestiti allo scopo.

Tarāwīḥ

L’interruzione iftar, per tradizione viene preceduta da una breve preghiera. Dopo la preghiera rituale della sera si usa fare una speciale preghiera notturna piuttosto lunga detta Tarawih: Secondo la Sunnah del profeta, questa preghiera va da un minimo di 8 rak’at ad un massimo di 20. – See more at: http://www.sufi.it/islam/ramadan.htm#sthash.Hm7ESvFB.dpuf

Tarāwīḥ ( o tarwīḥa), in in arabo: تراويح, è una preghiera straordinaria, recitata dai musulmani da un’ora e mezzo dopo il tramonto a poco prima dell’alba, nel corso del mese di Ramadan, in cui è stato rivelato il Corano a Maometto. La parola, spesso traslitterata alla maniera anglo-sassone Taraweeh o Terawih o, in lingua urdu, Taraveeh o Taravih) indica una preghiera supererogatoria, vale a dire non obbligatoria, anche se molti musulmani la recitano regolarmente con grande devozione durante il Ramadan.

La preghiera tarāwīḥ consiste in 10 taslīm, ognuno con 2 rak’a. Ogni quattro rak’a è prevista una pausa e da ciò deriva il nome tarāwīḥ, che significa appunto “pause”.

Le 20 rakʿāt sono prescritte dalle due grandi scuole (hanafita e sciafeita) dell’Islam, mentre alcuni credono che se ne possano effettuare 8, 12 o 20. I Malikiti sostengono invece che si debbano effettuare 36 rak’a (quindi 18 taslīm). A causa della variabilità dei numeri, al fedele è lasciata la più ampia scelta.

Questa preghiera viene recitata solo durante il Ramadan del calendario islamico, poco dopo la preghiera islamica (ṣalāt) dell’ʿIshāʾ. I musulmani credono che sia sunna (raccomandabile), in vista di adempiere un khatm (una “recita completa” cioè del Corano nel mese di Ramadan, con la lettura di almeno un suo juzʾ – 1/30° dell’intero testo coranico – per notte).

Meditazione, pazienza e autocontrollo

L’interruzione iftar, per tradizione viene preceduta da una breve preghiera. Dopo la preghiera rituale della sera si usa fare una speciale preghiera notturna piuttosto lunga detta Tarawih: Secondo la Sunnah del profeta, questa preghiera va da un minimo di 8 rak’at ad un massimo di 20. – See more at: http://www.sufi.it/islam/ramadan.htm#sthash.Hm7ESvFB.dpuf

Il Sawm mira a disciplinarsi, rafforzando le virtù della pazienza (sabr) e dell’autocontrollo, e del fare anche capire e provare su di sé le difficoltà dei meno fortunati. Questi atti vengono fatti sempre dedicando l’aspetto penitenziale del tutto a Dio.

Dato che il calendario islamico è composto da 354 o 355 giorni (10 o 11 giorni in meno dell’anno solare), il mese di Ramaḍān di anno in anno cade in un momento differente dell’anno solare, e quindi man mano cade in una stagione diversa.

Il significato spirituale del digiuno è stato analizzato da molti teologi. Si attribuisce ad esempio al digiuno la dote di insegnare all’uomo l’autodisciplina, l’appartenenza a una comunità, la pazienza e l’amore per Dio. Un’altra interpretazione è che il digiuno e l’astinenza sessuale per un mese intero ricordi al praticante le privazioni dei poveri e quindi lo invogli a versare la zakat (la tassa coranica verso i diseredati).

Varie le ricorrenze del mese festeggiate o commemorate dai musulmani. Il giorno 6 infatti sarebbe nato il nipote di Maometto, al-Husayn ibn ‘Alī. Il giorno 10 sarebbe morta la prima moglie del Profeta, Khadīja bint Khuwaylid. Il giorno 17 sarebbe stata vinta la battaglia di Badr. Il giorno 19 sarebbe stata conquistata dai musulmani la città di Mecca. Il 21 sarebbero morti ‘Alī ibn Abī Tālib e il suo discendente, l’imam sciita ‘Alī al-Ridā.

Al termine del Ramaḍān, viene celebrato lo Id al-fitr (“festa della interruzione [del digiuno]“), detta anche la “festa piccola” (id al-saghir).

Ramaḍān Kariim

Ramaḍān Kariim, ovvero “Ramadan generoso”. Con questa espressione i credenti musulmani si scambiano vicendevolmente  gli auguri  auspicando che ciascun credente riceva, per l’astinenza praticata, i benefici spirituali promessi a chi adempie ai precetti con retta intenzione.

Pasti del Ramaḍān

Nel periodo del Ramaḍān è consumato un maggior numero di dolci e frutta fresca, serviti di solito fra i due pasti principali descritti di seguito. Alcuni dessert, come il Qatayef, sono cucinati solo durante il Ramadan; ma la maggior parte, tra cui kunāfa, la baklava e la basbousa, sono in tavola tutto l’anno.

Fitūr (iftar)

Il Fitūr (detto anche iftar) o rottura del digiuno, è un pasto consumato al tramonto, quando l’astinenza dal cibo è finita. Consiste di tre portate. La prima è un numero dispari di datteri, come prescritto dalla tradizione islamica. La seconda è una zuppa, la più popolare quella di lenticchie, ma ve n’è un’ampia varietà: pollo, avena, frika (fatta con un’intera forma di pane di segale e brodo di pollo), patate, maʿāsh (in arabo: معاش‎, ossia “lenticchie verdi”) e altre ancora. La terza portata è quella principale e di solito è consumata dopo una pausa dedicata alla preghiera del Maghreb; è simile a quella che si ha solitamente per pranzo, coll’eccezione che vengono servite anche bevande fredde.

Suhur

È il pasto consumato appena prima dell’alba, quando deve cominciare il digiuno.

Il Ramaḍān nella Moschea al-Ḥarām di Mecca

Al-Masjid al-Ḥarām (in arabo: المسجد الحرام, “La sacra moschea”) è una grande moschea nella città della Mecca, che è anche il più grande edificio religioso al mondo.

Di essa fanno parte la Ka’ba – il manufatto che i musulmani considerano il più sacro al mondo e verso il quale si rivolgono per la Ṣalāt (preghiera canonica) – il pozzo di Zemzem, il Maqām Ibrāhīm e le due sopraelevazioni (un tempo collinette) di Ṣafā e Marwa, che il pellegrino percorre sette volte nel sa’y durante la ʿumra.

Attualmente l’intero maṭāf, il pavimento sul quale si effettua il ṭawāf (la circumdeambulazione in senso antiorario), è interamente lastricato e fruisce di un impianto di condizionamento, utile ad evitare il suo surriscaldamento e il suo raffreddamento.

L’area sacra è nota anche come Harām o Harām Sharīf.

Includendo anche gli spazi di preghiera esterni, l’attuale struttura comprende un’area di 356.800 m² e può ospitare fino a 820.000 fedeli durante il Hajj.

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Categorie:E07- Pratiche rituali - Ritual Practices

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