Antonio De Lisa- Fratelli Musulmani, il movimento di punta dell’Islam politico

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Antonio De Lisa- Fratelli Musulmani, il movimento di punta dell’Islam politico

Nel giro di un anno l’Egitto, il paese in cui è nato, ha sanzionato la momentanea sconfitta politica del movimentodei  Fratelli Musulmani.

Il 3 luglio del 2013 i militari destituiscono il presidente Mohammed Morsi. E’ il primo democraticamente eletto nella storia del Paese, ma si è attirato l’ira di molti egiziani che in piazza, al Cairo, protestano contro quello che definiscono il tentativo di islamizzazione del Paese.

Agli inizi di luglio del 2014 la giustizia egiziana condanna all’ergastolo i vertici dei Fratelli Musulmani con l’accusa di aver incitato alla rivolta la popolazione dopo la deposizione dell’ex presidente Mohamed Morsi l’estate prima.

36 le condanne tra cui spiccano i nomi di Mohamed Badie e Mohamed al Beltagy, rispettivamente guida spirituale e numero due del movimento. Badie e Al Beltagy, già condannati a morte per l’uccisione di un poliziotto, sono imputati in oltre dodici processi avviati nell’ambito di quella che è stata definita dalla stampa – forse un po’ troppo sbrigativamente-  la “restaurazione egiziana”.

Nell’estate del 2013 la deposizione di Morsi, primo Presidente democraticamente eletto, da parte del Generale Al Sisi è costata all’Egitto oltre 1300 vittime. Tra queste anche il figlio 39enne di Badie. Dopo aver vinto le elezioni con il Partito Libertà e Giustizia i Fratelli musulmani sono tornati a essere considerati “organzzazione terroristica”. Oltre quindicimila persone, tra figure di spicco, aderenti e semplici simpatizzanti del movimento a essere finiti in carcere nell’ultimo anno.

 


La Storia dei Fratelli Musulmani

La Nahḍa (Rinascita) e l’opera di al-Ḥasan al-Bannāʾ

I Fratelli Musulmani ( جماعة الإخوان المسلمين, Jamaʿat al-Iḫwān al-muslimīn, letteralmente Associazione dei Fratelli Musulmani; spesso solo الإخوان المسلمون, al-Iḫwān al-Muslimūn, Fratelli musulmani, o semplicemente الإخوان al-Iḫwān, i Fratelli) furono fondati nel 1928 dall’insegnante  al-Ḥasan al-Bannāʾ a Isma’iliyya, sulle rive del Canale di Suez, in Egitto, poco più d’un decennio dopo il collasso dell’Impero Ottomano.

La storia dell’organizzazione affondava le sue radici nell’Egitto sotto il dominio della corona britannica. Al-Ḥasan al-Bannāʾ aveva l’obiettivo di riportare l’Islàm al centro della vita sociale e politica e combattere l’occidentalizzazione dei costumi. Con queste premesse la Fratellanza raggiunse subito un ruolo di primo piano soprattutto tra i ceti meno abbienti.

La nascita dei Fratelli musulmani si collocava nel quadro di un risveglio culturale e religioso che, nei primi decenni del XX secolo, reagiva all’occidentalizzazione della società islamica. Stiamo parlando di quello che è stato definito riformismo islamico (إصلاح , Iṣlāḥ),  movimento culturale e politico – talora definito Modernismo islamico o Riformismo islamico. Gli storici preferiscono definire questo periodo come quello della Nahḍa ( نهضة, Nahḍa, “Rinascita”) – che cominciò a esprimersi nel mondo islamico in genere, e in quello arabo in particolare, a partire dalla fine del XIX secolo.

I Fratelli musulmani si opponevano alle storiche tendenze alla secolarizzazione e democratizzazione delle nazioni islamiche, in favore di un’osservanza più stretta ai precetti del Corano. Rifiutavano il più possibile l’influenza occidentale e inoltre il Sufismo più estremo e si richiamavano al dovere di fedeltà ai valori islamici tradizionali e uno dei temi maggiormente dibattuto al suo interno era quello del jihād, inteso nel senso di “doveroso impegno”.

L’intento al-Ḥasan al-Bannāʾ era quello di promuovere la dignità e il riscatto dei lavoratori arabi egiziani, nella zona del Canale di Suez; di seguire l’etica e la concezione civica proposta dall’Islàm; il tutto ottenuto con l’educazione agli insegnamenti islamici della solidarietà e dell’altruismo nella vita quotidiana. I Fratelli Musulmani aprirono vari centri nei quartieri più poveri dove si sentiva con maggiore urgenza la necessità di educazione e assistenza economica.

L’organizzazione crebbe velocemente fino a diventare un soggetto politico dal largo seguito, che sposò la causa delle classi in difficoltà e giocò un ruolo preminente nel movimento nazionalista egiziano. Essa promuoveva inoltre una concezione dell’Islam che coniugasse tradizione e modernità.

La diffusione del movimento si accompagnò con le istanze di islamizzazione delle società, seguendo due vie principali:

  • la diffusione dall’alto attraverso la presenza all’interno del potere politico;
  • una via neo-tradizionalista con uno sviluppo dal basso a partire da nuclei dalla forte islamizzazione, coagulati solitamente intorno alle moschee.

Degna di nota è la dichiarazione rilasciata pubblicamente nel 1942 da al-Bannāʾ in cui si affermava la condivisione da parte del movimento del programma wafdista, cui esso garantiva tutto il proprio appoggio.

L’assassinio di al-Ḥasan al-Bannāʾ

Nel 1949 al-Ḥasan al-Bannāʾ veniva assassinato da alcuni agenti monarchici per bloccare l’ascesa del movimento che già contava migliaia di sostenitori. Tre anni dopo, con il golpe militare che rovesciava la monarchia, la Fratellanza puntava a un ruolo politico attivo. In un primo momento Nasser concesse qualche apertura, poi, nel 1954, sopravvisse a un attentato che venne attribuito proprio a uomini della Fratellanza. Iniziò così la repressione: arresti, torture, condanne a morte. In molti fuggirono all’estero.

“Pietre miliari” di Sayyid Quṭb 

Il manifesto del movimento, Pietre miliari, venne scritto da Sayyid Quṭb in carcere dopo il suo arresto nel 1954 e fra i vari passi citava:

« La comunità musulmana deve essere riportata alla sua forma originaria … oggi è sepolta tra i detriti delle tradizioni artificiali di diverse generazioni ed è schiacciata sotto il peso di quelle false leggi ed usanze che non hanno … niente a che fare con gli insegnamenti islamici.»

Quṭb morì impiccato nel 1966. E’ ritenuto uno dei maggiori ideologi dell’islamismo politico sunnita in quanto sosteneva la necessità di un ritorno “alla pura fonte del Corano”, inquinata dalla barbarie, jahillyya, ribellione alla sovranità di Allah sulla terra. Sayyid Quṭb non faceva distinzione tra marxismo e capitalismo, accomunati nell’obiettivo della “umiliazione dell’uomo comune” e teorizzava la necessità che “un’avanguardia” dovesse “mettersi in marcia attraverso il vasto oceano della jaillyya che cinge il mondo”.

Il motto dell’organizzazione era: “Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza”

La repressione di Gamāl ʿAbd al-Nāser

Gamāl ʿAbd al-Nāser, Presidente (raʾīs) egiziano, fece sciogliere l’associazione e fece arrestare, torturare e giustiziare un numero imprecisato di militanti (secondo i Fratelli Musulmani alcune decine di migliaia) a causa della loro implacabile ostilità al progetto nasseriano di cambiamento della società egiziana. Una seconda ondata di repressione, dopo un fallito attentato alla vita del raʾīs egiziano, colpì il movimento verso la metà degli anni sessanta, quando molti dirigenti del movimento, furono impiccati, fra cui appunto Sayyid Quṭb .

Questa diaspora portò alcune figure apicali della Fratellanza a emigrare  in Siria, Giordania e Arabia Saudita. Negli anni si sviluppò una rete politica ed economica molto solida, dalla Malesia all’Algeria fino all’Europa. La diffusione capillare nel Vecchio Continente divenne evidente quando nel 2001 a Lugano, nell’abitazione di alcuni dirigenti di una banca islamica, venne trovato il documento ribattezzato “la strategia finanziaria dei Fratelli Musulmani”. Su questo testo, il giornalista di Le Temps Sylvan Besson scriverà un libro dal titolo “La conquista dell’Occidente”.

La relativa apertura di Anwar al-Sādāt

Dopo la morte di Nasser, nel 1970, il nuovo leader egiziano Anwar al-Sādāt scelse una politica di apertura nei confronti dei movimenti islamisti, anche per contrastare le organizzazioni studentesche di sinistra, senza con questo legalizzare pienamente i Fratelli Musulmani. Questi, anzi, iniziarono a perdere consensi tra i militanti più estremisti che si richiamavano allo stesso Quṭb, e dal 1979 torneranno a praticare la lotta armata, fino ad uccidere Sādāt nel 1981, senza che questo portasse alla caduta del regime.

L’apertura di Ḥosnī Mubārak

E’ solo con Mubārak che per i Fratelli Musulmani si aprirono le porte del Parlamento, anche se solo come affiliati ad altri partiti e non ottenneromai alte cariche dello Stato.

La rivolta di Piazza Tahrir

Alle manifestazioni  e la rivolta di Piazza Tahrir per la cacciata del tiranno i Fratelli Musulmani decidevano, almeno ufficialmente, di non partecipare, anche se molti giovani della Fratellanza scesero lo stesso in piazza e anzi costituirono la parte più organizzata della rivolta. La loro strategia mirava a svolgere comunque un ruolo più lungimirante, concentrandosi nella “chiamata” (daʿwa) all’Islam

Morsi: elezione e destituzione 

Poco dopo le dimissioni di Mubārak a seguito delle rivolte di Piazza Tahrir, nel 2011, nasceva ufficialmente il partito Libertà e Giustizia, braccio politico dei Fratelli Musulmani che otteneva 235 seggi in Parlamento su 498. Il suo candidato, Mohammed Morsi, nel 2012 diventava il primo presidente egiziano democraticamente eletto.

Al potere per circa un anno, il suo mandato viene ricordato per la nuova e controversa Costituzione islamista (che ha portato in piazza migliaia di egiziani contrari) e l’abrogazione della legge che vietava di utilizzare slogan religiosi – come “L’Islam è la soluzione”, caro alla Fratellanza – in campagna elettorale. Dopo pesanti proteste di piazza, il suo mandato veniva bruscamente interrotto dai militari. Morsi venne destituito e il Paese si spaccava in manifestazioni a favore e contro il golpe.

La “restaurazione” di al-Sīsī

La presidenza di Mohamed Morsi veniva interrotta dal colpo di stato militare del 3 luglio 2013, epilogo di proteste popolari e prologo di scontri fra le opposte fazioni egiziane.

Solo la stampa si è arrischiata a individuare le cause della caduta di Morsi. Gli storici dovranno attendere un più definito profilo della situazione per potere ragionare con calma sugli avvenimenti e soprattutto alla presenza di una maggiore quantità di documenti. La parte più motivata della Rivoluzione egiziana ha spesso improverato a Morsi di coinvolgere il paese in un processo di reislamizzazione che travalicava i confini del paese del Nilo, esponendo la nazione a tensioni e a guerre di cui non sentivano la necessità, soprattutto nel caso della Siria.

I commentatori hanno aggiunto che il progetto di Morsi si avviava a una forma di integralismo politico-religioso che ribaltava gli esiti della rivolta di Piazza Tahrir, imputando a Morsi e al movimento dei Fratelli Musulmani l’accusa di voler fare dell’Egitto, che è il paese forse più importante e all’avanguardia dell’intero Medio Oriente, la punta di diamante dei movimenti islamisti. Sono infatti numerosi i Partiti o i movimenti che fanno parte della famiglia spirituale della Fratellanza sono attivi sia in Africa sia in Medio Oriente: Ennahda in Tunisia, l’AKP in Turchia, il Fronte di Azione Islamica in Giordania, il Partito della Giustizia e dell’Unità in Somalia e il palestinese Ḥamās,  nato come espressione politico-militare dei Fratelli musulmani della Palestina.

I Fratelli Musulmani da questo punto di vista rappresentano un punto di riferimento  costante. La sfida che ora sembra dover affrontare il movimento, in una fase più o meno lunga di riorganizzazione, è anche quella nei confronti di altri movimenti integralisti, come per esempio la salafia o certe manifestazioni estreme di jihadismo militante. Il quadro attuale del Medio Oriente è tutt’altro che stabile e si fa più intricato ogni giorno che passa, anche alla luce del più generale scontro egemonico tra Arabia Saudita e Iran. In questa prospettiva si dovranno leggere gli avvenimenti senza trascurare il contesto.

Antonio De Lisa

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Bibliografia

Gianfranco Brusaporci, “Gli Architetti di Dio. I Fratelli Musulmani in Egitto e la New Christian Right negli Stati Uniti d’America”, Cesena, Ponte Vecchio, 2009.

Jason Burke, Al Qaeda – La vera storia, Feltrinelli, 2004.

Massimo Campanini e Karim Mezran, Arcipelago Islam: tradizione, riforma e militanza in età contemporanea, Roma-Bari, Laterza, 2007.

Massimo Campanini e Karim Mezran, I Fratelli Musulmani nel mondo contemporaneo, Torino, UTET, 2010.

Massimo Introvigne, Dove vanno i Fratelli Musulmani, CESNUR, 2006

Jeffrey Martini, Dalia Dassa Kaye, Erin York, The Muslim Brotherhood, Its Youth, and Implications for U.S. Engagement, RAND Corporation, 2012.

Sayyid Quṭb, Pietre miliari

Mohammed Zahid, The Muslim Brotherhood and Egypt’s Succession Crisis: The Politics of Liberalisation and Reform in the Middle East, Londra, I.B. Tauris, 2012.

 

L’avventura politica dei Fratelli Musulmani alla guida dell’Egitto finisce esattamente un anno fa, il 3 luglio del 2013, quando  i militari destituiscono il presidente Mohammed Morsi. E’ il primo democraticamente eletto nella storia del Paese, ma si è attirato l’ira di molti egiziani che in piazza, al Cairo, protestano contro quello che definiscono il tentativo di islamizzazione del Paese.

L’obiettivo: riportare l’Islam al centro della vita politica
La storia dell’organizzazione affonda le sue radici nell’Egitto sotto il dominio della corona britannica. Fondata nel 1928 da Hasan al Banna con l’obiettivo di riportare l’Islam al centro della vita sociale e politica e combattere l’occidentalizzazione dei costumi, la Fratellanza raggiunge subito un ruolo di primo piano soprattutto tra i ceti meno abbienti. Mutua dallo scoutismo, cui i Fratelli Musulmani si ispirano, l’idea di aprire vari centri nei quartieri più poveri dove servono educazione e assistenza economica.

L’assassinio di Hasan al Banna 
Nel 1949 Hasan al Banna viene assassinato da alcuni agenti monarchici per bloccare l’ascesa del movimento che già conta migliaia di sostenitori. Tre anni dopo, con il golpe militare che rovescia la monarchia, la Fratellanza punta a un ruolo politico attivo. In un primo momento Nasser concede qualche apertura, poi, nel 1954, sopravvive a un attentato che viene attribuito proprio a uomini della Fratellanza. Inizia così la repressione: arresti, torture, condanne a morte. In molti fuggono all’estero.

La diaspora dei Fratelli Musulmani 
Questa diaspora porta alcune figure apicali della Fratellanza in Siria, Giordania e Arabia Saudita. Negli anni si sviluppa una rete politica ed economica molto solida, dalla Malesia all’Algeria fino all’Europa. La diffusione capillare nel Vecchio Continente diventa evidente quando nel 2001 a Lugano, nell’abitazione di alcuni dirigenti di una banca islamica, viene trovato il documento ribattezzato “la strategia finanziaria dei Fratelli Musulmani”. Su questo testo, il giornalista di Le Temps Sylvan Besson scriverà un libro dal titolo “La conquista dell’Occidente”.

L’apertura di Mubarak 
Dopo la morte di Nasser per i Fratelli Musulmani inizia una fase di apertura con il presidente Sadat, ma è solo con Mubarak che per loro si aprono le porte del Parlamento, anche se solo come affiliati ad altri partiti e non otterranno mai alte cariche dello Stato.

Morsi: elezione e destituzione 
Poco dopo le dimissioni di Mubarak a seguito delle rivolte di Piazza Tahrir, nel 2011, nasce ufficialmente il partito Libertà e Giustizia, braccio politico dei Fratelli Musulmani che ottiene 235 seggi in Parlamento su 498. Il suo candidato, Mohammed Morsi, nel 2012 diventa il primo presidente egiziano democraticamente eletto. Al potere per circa un anno, il suo mandato viene ricordato per la nuova e controversa Costituzione islamista (che ha portato in piazza migliaia di egiziani contrari) e l’abrogazione della legge che vietava di utilizzare slogan religiosi – come “L’Islam è la soluzione”, caro alla Fratellanza – in campagna elettorale. Dopo pesanti proteste di piazza, il suo mandato viene bruscamente interrotto dai militari: Morsi viene destituito e il Paese si spacca in manifestazioni a favore e contro il golpe.

Fuorilegge nell’Egitto di Sisi 
Partiti o movimenti che fanno parte della famiglia spirituale della Fratellanza sono attivi sia in Africa sia in Medio Oriente: Ennahda in Tunisia, l’AKP in Turchia, il Fronte di Azione Islamica in Giordania, il Partito della Giustizia e dell’Unità in Somalia. In Egitto, dopo la presidenza di Morsi, i Fratelli Musulmani sono fuorilegge e classificati come “organizzazione terroristica”. Pochi giorni fa un altro passaggio della resa dei conti dell’Egitto del generale Sisi: condanna a morte del leader Mohammed Badie e di altri 182 militanti. La sentenza, contro cui le famiglie hanno presentato ricorso, è parte di uno dei due grandi processi di massa a seguito delle violenze esplose dopo lo sgombero delle due piazze del Cairo in cui era in corso un sit-in della Fratellanza contro la destituzione di Morsi. Nei due tronconi del processo gli imputati sono rispettivamente 683 e 529. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/storia-dei-fratelli-musulmani-876d8752-ce8c-4caa-b8f3-ee4c22e21065.html#sthash.vM9fJtsQ.dpuf



Categorie:E05- Islam politico - The political thought of Islam

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