Abū Bakr al-Baghdādī, il nuovo capo del jihad proclamatosi califfo

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Abū Bakr al-Baghdādī, il nuovo capo del jihad proclamatosi califfo

I jihadisti dello “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” (Dawla Islamiya fi Iraq wa Sham: Dāʿish) hanno proclamato la ricostituzione del Califfato islamico sui territori che si estendono tra Aleppo, nel nord della Siria, e il governatorato di Diyala, nella zona orientale dell’Iraq. In una registrazione audio diffusa sul web, il gruppo estremista dello “Stato islamico dell’Iraq e della Siria” (Isis) ha annunciato che a capo del califfato è stato designato il califfo Abū Bakr al-Baghdādī, che ha accettato l’incarico ed è ora il leader di tutti i musulmani ovunque si trovino.

Il gruppo ha dunque modificato il proprio nome in Stato islamico.
“Le parole ‘Iraq’ e ‘Levante’ sompaiono dalla denominazione dello Stato islamico e il califfato è il sogno nel cuore di tutti i musulmani e la speranza degli jihadisti”, ha spiegato il portavoce del gruppo, Abu Mohammad al-Adnani. I sostenitori dello Stato islamico hanno pubblicato su twitter una mappa che indica i territori che i terroristi vogliono conquistare entro cinque anni. Compresa la Spagna: la presa di Madrid, nei piani, è prevista nel 2020.

Il disegno per le conquiste del Califfato islamico secondo le intenzioni dell'Isis

Il disegno per le conquiste del Califfato islamico secondo le intenzioni dell’Isis

All’inizio di luglio al-Baghdādī ha trasmesso un audio in cui giustifica il combattimento per la «diffusione dell’islam» durante il Ramadan e incita tutti i musulmani alla jihad per realizzarla. “Il califfato”, spiega, «appartiene a tutti i musulmani e non solo a coloro che vivono in Iraq e Siria». E presto avrà un dimensione mondiale.

al-Baghdādī poi giura vendetta per tutte «le violazioni dei diritti dei musulmani nel mondo».  E minaccia un altro 11 settembre, anzi un attacco «ancora peggiore». «Gli Stati Uniti sono alla testa degli infedeli e la loro battaglia contro i musulmani è persa. I mujahedin hanno giurato che l’America la pagherà cara, ancora di più rispetto a quello che è stato fatto da Osama Bin Laden».

Ma per ora gli sforzi militari, e anche propagandistici, sono tesi all’espansione del califfato, che già ora occupa una superficie, per quanto in gran parte desertica, pari a quella della Francia, con una popolazione di 10-15 milioni di abitanti , due grandi fiumi, il Tigri e l’Eufrate, ricchi d’acqua e giacimenti di petrolio.

La storia del nuovo califfo

Ibrāhīm ʿAwwād Ibrāhīm ʿAlī al-Badrī al-Sāmarrāʾī, noto come Abū Bakr al-Baghdādī, o Dr. Ibrāhīm, o Abū Duʿāʾ ( أبو دعاء)  è nato a Samarra, nel 1971. Del  leader dello “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” esisteva  solo una foto sbiadita in bianco e nero , risalente al 2009, e pochissime notizie. I servizi segreti lo hanno nominato “jihadista invisibile”, definizione che dovrà essere aggiornata dopo la sua apparizione in video.  Si sa che ha un dottorato in storia e dottrina islamica.

Al-Baghdadi

Il leader iracheno ha cominciato la scalata al potere  nel triangolo sunnita di Falluja, Ramadi e Samarra, nelle stagioni in cui l’Iraq era in piena guerra con gli Usa nel 2003.

Al-Baghdādī entra presto nei ranghi di al-Qāʿida in Iraq quando essa era diretta dal giordano Abu Mus’ab al-Zarqawi. Nel 2005 è già noto come l'”Emiro di Rawa” e presiede l’attività di “tribunali islamici” volti a intimidire le popolazioni locali, non esitando a far uccidere i sostenitori del governo iracheno presieduto da Nūrī al-Mālikī.

Poi la cattura e la detenzione fino al 2009 nel più grande campo di prigionia americano del Paese, Camp Bucca, non lontano da Bassora.

Secondo il suo biografo non ufficiale Mushreq Abbas, alcuni pentiti di al-Qāʿida lo descrivono, per screditarlo o per sviare, «come un contadino convertito alla guerra santa nel carcere». In realtà in carcere rafforza i suoi legami con al-Qāʿida. Altri raccontano che è «un reduce dall’Afghanistan», ma né gli iracheni né gli americani capiscono che è un leader. Al massimo un «intellettuale della jihad», con la cravatta diligentemente annodata, in quella foto segnaletica scattata a Camp Bucca. Nel 2009, con la «pacificazione» conclusa, al termine delle operazioni guidate dal generale David Petraeus, viene liberato.

Altre versioni, filo-islamiste e fra realtà e mito, parlano di un faccia a faccia con Petraeus. Il generale spiega i segreti delle vittorie militari «durature». Uno: il rispetto «di prigionieri e popolazioni civili». Due: la disponibilità «illimitata» di armi e soldi. Tre: attaccare solo con forze «preponderanti». Abū Bakr al-Baghdādī in realtà fa tesoro a suo modo degli insegnamenti sul campo del generale, che ha sbaragliato la rivolta anti-Usa. Il capo qaedista locale, Al Zarqawi «il decapitatore», è stato ucciso nel 2006. Il suo successore fa la stessa fine nel 2010. al-Qāʿida è al lumicino, in Iraq come in Afghanistan.

Non è solo da Petraeus che al-Baghdādī ha imparato come ci si comporta in guerra. Non si fa mai vedere in faccia, nemmeno dai suoi commilitoni, che lo incontrano sempre col volto coperto. Non si faceva ritrarre neanche in alcun video, a differenza di quanto faceva Osama Bin Laden, evitando ogni rischio di essere individuato o magari tradito.

Il 16 maggio 2010, un comunicato del Consiglio Consultivo dello Stato Islamico dell’Iraq annuncia la nomina di Abū Bakr al-Baghdādī al-Husaynī al-Qurashī al posto di Abū ʿOmar al-Baghdādī, ucciso il 18 aprile di quello stesso anno in un’operazione congiunta delle forze di sicurezza statunitensi e irachene.

Nell’autunno del 2010, lo Stato Islamico dell’Iraq moltiplica gli attentati contro i cristiani e gli sciiti.

Gli atti terroristici proseguono per tutto il 2011, 2012 e 2013. Di particolare gravità l’attentato perpetrato il 18 gennaio 2011 da un kamikaze che si fa saltare con la carica esplosiva che portava con sé in mezzo a un gruppo di reclute della polizia di Tikrit, provocando una cinquantina di morti. Il giorno seguente un altro kamikaze lancia un’ambulanza piena di esplosivo contro l’ingresso di una base delle forze di sicurezza a Ba’quba. Lo Stato Islamico dell’Iraq rivendica entrambi gli attentati.

Il 9 maggio 2011, Abū Bakr al-Baghdādī annuncia in un comunicato la sua alleanza con Ayman al-Zawahiri, successore di Osama bin Laden, ucciso il 2 maggio 2011 ad Abbottabad (Pakistan). L'”Emiro” dello Stato Islamico dell’Iraq riafferma la lealtà del suo gruppo nei confronti della direzione centrale di al-Qāʿida, giurando di volerne vendicare la morte del suo antico capo. Il gruppo ha rivendicato in tale occasione un attentato-suicida eseguito il 5 maggio 2011 contro un posto di polizia a Hilla, a sud di Baghdad, che aveva provocato la morte di 24 poliziotti, fra cui cinque capitani e due tenenti.

Nel 2011 scoppia la guerra civile in Siria. Gli stessi uomini del Golfo mandano soldi e armi ai ribelli. al-Baghdādī sposta le sue formazioni attraverso il confine poroso nel deserto fra Iraq e Siria. E’ instancabile e determinato. Ha fiutato la grande occasione.

Già a fine 2012 gli Stati Uniti avevano inserito al Nusra nella lista delle organizzazioni terroristiche. D’altronde i suoi legami con al-Qāʿida in Irak erano già noti, per quanto la sua struttura clandestina fosse impenetrabile. Il 9 aprile 2013 la svolta: al-Baghdādī, il leader del ramo iracheno di al-Qāʿida confermava con un annuncio su Internet la fusione di Nusra con al-Qāʿida in Irak. “Nusra è un’estensione dello Stato islamico dell’Irak”, aveva dichiarato.

Infine giunge il momento dell’attacco per l’Isis. A gennaio prende Falluja e Ramadi. Resiste alla controffensiva, per lo più inefficaci raid aerei degli F16 di Al Maliki. Il colpo finale è diretto dal luogotenente Abu Bakr al Khatuni. Prima spinge verso Nord i guerriglieri curdi, per toglierli di mezzo e nascondere i veri obiettivi. Poi scatena l’offensiva su due direttrici: verso Mosul, e verso Sud-Est, con obiettivo Kirkuk. Diventa il «conquistatore di Mosul».

L’Isis è ormai in grado di reclutare migliaia di estremisti sotto le due insegne nere ed è fortissima sul territorio. A gennaio fa ingresso a Falluja che cade nelle mani delle milizie sunnite che ora sventolano su Mosul, parte di Tikrit, Samarra e in tanti altri piccoli villaggi. Vessilli neri che nei piani di Al-Baghdādī dovrebbero diventare il simbolo del “Sunnistan”, uno stato islamico in cui far confluire l’anima estremista dei sunniti iracheni e siriani. La proclamazione della rinascita del Califfato è segno che si sente pronta a sferrare l’attacco finale.

A.DeL.



Categorie:G03- Storia contemporanea dei paesi arabi - Contemporary History of the Arabic Countries, Y05- Military Activity

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